Ascoltare Amy Schumer è una droga. Onesta, diretta, divertente, mai banale, è esattamente il genere di persona che ti aspetteresti dopo aver visto uno dei suoi spettacoli da stand-up comedian o aver letto la sua autobiografia The Girl with the Lower Back Tattoo. La sua carriera cinematografica si è sbloccata quando Judd Apatow ha scelto di dirigere la sua sceneggiatura Un disastro di ragazza, e ora torna nelle nostre sale con un altro film che ha scritto e interpretato, Snatched, che in italiano è stato tradotto senza andarci troppo per il sottile con “Fottute!”.
Di cosa parla Fottute!?
«Nel film sono Emily, e mi sto organizzando per andare in vacanza con il fidanzato. Che però mi molla! Non trovo nessun altro che voglia venire con me, quindi decido di invitare mia mamma, Linda, costantemente terrorizzata da tutto e convinta che verremo rapite e ci ruberanno gli organi. Emily è sicura che tutto andrà bene – almeno fino a che non comincia a succedere tutto quello che Linda aveva previsto. La mamma ha sempre ragione! In altre parole, il film parla di una madre e una figlia che fanno una vacanza insieme, e di come il loro rapporto evolve durante il viaggio».
Al di là delle risate, qual è il messaggio che vuoi trasmettere con il film?
«In Un disastro di ragazza ho avuto la possibilità di esplorare il rapporto che ho con mio padre e mia sorella, e in Fottute! volevo fare lo stesso per mia madre, scriverle una sorta di lettera d’amore nella quale le spiego che sì, a volte sono una stronza e che, come tutte le figlie del mondo, l’ho data troppo spesso per scontata, ma che le sono grata per tutto, e voglio chiederle scusa. Il film è uno sguardo a cosa significa essere un genitore, in particolare dalla prospettiva di una madre, per la quale, almeno in America, solitamente le cose vanno così: vivi con tua figlia per 18 anni, poi lei se ne va al college e ti dice “Ciao mamma, ora sono un’adulta”. E la reazione della madre è: “Ti abbiamo cresciuto e mantenuto per 18 anni, e all’improvviso dovremmo sparire nel nulla?” – un atteggiamento che ai figli sembra assolutamente folle. Il rapporto con una madre è un ciclo continuo di amore e odio, e alla fine arriva anche il senso di colpa. D’altra parte, la situazione dal punto di vista di una madre è altrettanto complicata: è come se i genitori esistessero per venire abbandonati».
Com’è stato lavorare con Goldie Hawn, che nel film interpreta tua madre?
«La amo da morire. La prima cosa che ho pensato appena ho letto la sceneggiatura è stata “non c’è nessuna persona al mondo che sia più perfetta di lei per questo film”. È la mia attrice preferita, e i suoi film e i suoi libri hanno avuto un impatto fortissimo su di me, in un certo senso è come se mi avessero cresciuto: lavorare con lei è un sogno che si è avverato. Vorrei anche poter dire che abbiamo una connessione speciale, ma non so se posso farmi un complimento simile; però le cose tra noi hanno funzionato alla perfezione, averla sul set è stata una boccata d’aria fresca. Mi viene da piangere solo a pensarci».
Parli spesso di sesso nei tuoi spettacoli, e non hai problemi con le parolacce.
«Sono sicura che si possa far ridere anche senza essere volgari, ma se ho la parola “fuck” (nel senso di “scopare”, ndt) sulla punta della lingua non mi viene da cambiarla in “make love” (fare l’amore, ndt). Il sesso è stato per me una leva di marketing, e ha funzionato bene: il mio primo special era incentrato quasi esclusivamente sul sesso, per dire. La gente vuole sapere che cosa ho da dire, e credo che il sesso sia la cosa più divertente e interessante di cui si possa parlare: mi piace sentire gli altri che mi raccontano le loro esperienze sessuali, è la cosa di cui chiacchiero più spesso con i miei amici. Che poi, se vai davvero a guardare la mia serie Tv o i miei spettacoli di cabaret, ti rendi conto che il sesso è solo un 30% delle cose di cui parlo; solo che sono una donna, e siamo tutti meno abituati a sentire donne che parlano di sesso. Tutti i miei comici preferiti parlano di sesso, ma nessuno dice che quello di Louie C.K. è un “sex comic”, come non lo dicono di Dave Attell o Jim Norton – eppure parlano di sesso più di me. Un maschio potrebbe salire sul palco e tirare fuori l’uccello e la gente direbbe che è un pensatore; per le donne è diverso: le noti di più se parlano di sesso, e le accetti di meno. Non sono mai andata a letto con uno conosciuto dopo uno spettacolo, perché c’è una bassa soglia di tolleranza verso la promiscuità femminile, mentre i miei colleghi maschi nuotano letteralmente in un mare di f**a dopo ogni show. È la pura verità, non parlo di sesso solo per shockare. Se mi succede qualcosa di divertente a letto chiamo mia sorella e glielo racconto per riderne – è ovvio che poi racconterò quell’aneddoto sul palco. Quando non sono in una relazione mi capita di dormire con qualcuno, e se succede qualcosa di terribile voglio raccontarlo ai miei amici. Non me ne vergogno, anzi è importante condividere queste esperienze».
Fottute! uscirà nei cinema il 7 settembre.
L’intervista completa è pubblicata su Best Movie di giugno, in edicola dal 30 maggio.
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