Anche 33 anni dopo, il discorso più potente di Dragon Ball Z è più attuale che mai
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Anche 33 anni dopo, il discorso più potente di Dragon Ball Z è più attuale che mai

In una delle saghe più importanti dell'anime, un momento molto commovente ci ha lasciato un messaggio che, oggi, suona sorprendentemente vicino

Anche 33 anni dopo, il discorso più potente di Dragon Ball Z è più attuale che mai

In una delle saghe più importanti dell'anime, un momento molto commovente ci ha lasciato un messaggio che, oggi, suona sorprendentemente vicino

gohan in dragon ball z

Ci sono momenti di Dragon Ball Z che resteranno per sempre impressi per la potenza visiva, per l’urlo di una trasformazione o per l’impatto di un colpo decisivo. E poi ce ne sono altri che, a distanza di anni, tornano a farsi sentire per motivi diversi: perché parlano di ciò che siamo, di come reagiamo davanti all’ingiustizia, di che cosa significa scegliere di agire anche quando farlo fa paura. Nel cuore della saga di Cell, uno di questi momenti si consuma in pochi istanti, ma continua a rimbombare come un messaggio che oggi suona persino più vicino di allora.

Si tratta del passaggio che porta Gohan a raggiungere per la prima volta il Super Saiyan 2 durante i Cell Games. Siamo nel pieno della battaglia contro Cell Perfetto: Gohan ha già subito una pesante lezione, ha visto gli amici trascinati in una spirale di pericolo e non riesce, nonostante il potenziale immenso, a liberare davvero la sua forza. Il nodo è tutto nel suo carattere. Gohan non è codardo, non è incapace di combattere: semplicemente non vuole far male, nemmeno a un nemico che incarna il male più assoluto. Quel pacifismo, che per tutta la serie lo definisce e lo rende diverso dagli altri Saiyan, qui diventa una gabbia. E la gabbia si stringe mentre la situazione precipita.

Quando gli Z Fighter sembrano perdere definitivamente il controllo degli eventi, arriva la mossa inattesa di Android 16. Non è il più chiassoso, non è il più “eroico” nel senso classico, e proprio per questo il suo gesto pesa come un macigno. Si lancia su Cell, lo blocca e tenta l’auto-distruzione per portarlo con sé. Ma c’è un dettaglio tragico: Bulma, riparandolo, ha rimosso la bomba interna. Il piano fallisce. Cell lo annienta. Eppure Android 16 non smette di combattere nel modo che gli è più naturale: con le parole.

Ridotto a una testa parlante, in mezzo a un campo di battaglia dove tutto è urla e violenza, pronuncia il discorso che diventa il vero grilletto emotivo della trasformazione di Gohan. «Non è un crimine combattere per il bene. Ci sono alcuni che non ascolteranno mai le parole. Senti la rabbia, libera le tue passioni. So come ti senti… ma non devi trattenerti. Gli animali selvatici e le foreste che amavo. Non lasciare che vengano distrutti: proteggili per me». È un appello semplice e, proprio per questo, devastante. Non glorifica la violenza: riconosce che esistono situazioni in cui la sola bontà non basta, perché davanti a chi non ascolta, a chi distrugge e gode nel farlo, l’inerzia diventa complicità.

La crudeltà di Cell, che subito dopo calpesta e distrugge definitivamente Android 16, rende quel discorso ancora più insopportabile e vero. A Gohan non resta più un alibi emotivo. La sua rabbia, fino a quel momento trattenuta come qualcosa di cui vergognarsi, trova un senso. Non è un capriccio, non è un impulso cieco: è la risposta a un’ingiustizia che si sta consumando davanti ai suoi occhi. È lì che scatta il Super Saiyan 2, non come semplice “power-up”, ma come scelta: smettere di subire, smettere di aspettare, smettere di credere che basti essere buoni per fermare il male.

Riletto oggi, però, il discorso di Android 16 sembra avere un secondo livello ancora più tagliente. Dentro quelle frasi c’è un riferimento netto alla necessità di proteggere “gli animali selvatici e le foreste”. Toriyama lo inserisce nel 1993, quando il tema del cambiamento climatico era già un argomento di dibattito politico. Nel testo originale si ricorda anche come, in anni recenti, l’idea stessa di tutela ambientale sia stata attaccata da figure politiche influenti, e viene citata una dichiarazione attribuita a Donald Trump nel 2025: il cambiamento climatico definito «la più grande truffa mai perpetrata ai danni del mondo». Al di là delle polemiche, il punto narrativo resta forte: Android 16 non parla solo di coraggio individuale, ma di responsabilità verso ciò che è fragile e non ha voce.

Ed è qui che la saga di Cell smette di essere soltanto una parabola sul “pericolo delle macchine” e diventa un avvertimento più ampio. La tecnologia, in Dragon Ball Z, non è demonizzata in blocco: può essere distruttiva come Cell, ma può anche scegliere il bene come Android 16 e 18. Il problema è l’assenza di controllo, l’ideologia che la guida, l’indifferenza rispetto alle conseguenze. Per questo il messaggio suona così attuale: non basta avere strumenti potenti, o persino buone intenzioni. Serve la volontà di intervenire quando qualcuno usa quel potere per danneggiare gli altri, serve la capacità di trasformare l’indignazione in azione concreta.

In fondo, il discorso più potente di DBZ non dice soltanto “combatti”. Dice: non confondere la pace con la resa. Non aspettare che siano gli altri a fermare ciò che sta distruggendo il mondo. E se perfino Gohan, il pacifista per eccellenza, trova il coraggio di smettere di trattenersi, allora la domanda implicita — 33 anni dopo — è fin troppo chiara: quanta forza stiamo ancora lasciando inutilizzata quando sarebbe il momento di proteggere ciò che rischiamo di perdere davvero?

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