Quando si parla di grandi film di guerra, i titoli che vengono in mente sono spesso sempre gli stessi: Apocalypse Now, Salvate il soldato Ryan, Platoon, Dunkirk… opere che hanno segnato l’immaginario collettivo, diventando veri e propri riferimenti del genere. Eppure, c’è un film che raramente entra in queste conversazioni, nonostante sia stato uno dei più ambiziosi progetti mai realizzati sul tema, un vero e proprio kolossal. Un titolo che, a quasi cinquant’anni dalla sua uscita, meriterebbe di essere riscoperto: Quell’ultimo ponte (A Bridge Too Far), diretto nel 1977 da Richard Attenborough.
Ispirato al libro di Cornelius Ryan, lo stesso autore di Il giorno più lungo, il film ricostruisce con grande accuratezza storica l’Operazione Market Garden, una delle missioni militari più complesse e fallimentari della Seconda Guerra Mondiale. Ambientato nei Paesi Bassi, nel settembre del 1944, il piano prevedeva che le forze alleate conquistassero una serie di ponti strategici lungo il fiume Reno, spingendosi oltre le linee nemiche nel tentativo di porre fine al conflitto entro Natale. Ma le cose non andarono come previsto. Il ponte finale, quello di Arnhem – “l’ultimo ponte” del titolo – si rivelò troppo lontano e troppo ben difeso. Le truppe britanniche, isolate e in inferiorità numerica, furono annientate dai tedeschi.
Quell’ultimo ponte è un vero kolossal per cast, produzione e ambizione. In nessun altro film di guerra troviamo riuniti nomi come Sean Connery, Robert Redford, Anthony Hopkins, Michael Caine, Gene Hackman, James Caan, Dirk Bogarde e perfino Laurence Olivier. Un ensemble di star che all’epoca rappresentava il vertice assoluto del cinema internazionale. La sceneggiatura è firmata da William Goldman, premio Oscar per Butch Cassidy e Tutti gli uomini del presidente, mentre la regia di Attenborough punta più al rigore storico che all’enfasi spettacolare.
E forse è proprio questo il motivo per cui il film venne accolto in modo tiepido dalla critica americana, che lo giudicò eccessivamente lungo e poco coinvolgente. Eppure, fu premiato con quattro BAFTA e ottenne un buon riscontro al botteghino in Europa. Oggi però è quasi scomparso dai radar, raramente citato nei bilanci del genere bellico. Quell’ultimo ponte però ha ancora molto da dire: mostra il prezzo delle decisioni strategiche sbagliate, l’orrore delle perdite inutili, la freddezza del comando militare di fronte al sacrificio delle truppe… un realismo spesso più amaro che epico, che rende il film attuale ancora oggi. Se siete appassionati di war movies o di cinema storico ben realizzato, recuperarlo potrebbe sorprendervi..
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