Quando si parla di sitcom generazionali, il paragone con Friends finisce sempre per saltare fuori. D’altronde la serie con Jennifer Aniston, Courteney Cox, Lisa Kudrow, Matt LeBlanc, Matthew Perry e David Schwimmer ha influenzato praticamente tutto quello che è arrivato dopo: gruppi di amici, appartamenti condivisi, nevrosi sentimentali, vita quotidiana raccontata tra ironia e malinconia. Non tutti lo sanno, ma anche la televisione italiana, all’inizio degli anni Duemila, provò a intercettare quella formula. E lo fece con una serie che oggi sembra quasi sparita dalla memoria collettiva: Via Zanardi 33.
Andata in onda su Mediaset nel 2001, la serie era ambientata a Bologna e seguiva un gruppo di universitari alle prese con convivenza, esami, lavori precari, storie d’amore e inevitabili crisi esistenziali. L’idea era chiarissima già sulla carta: prendere il modello americano di Friends e trasportarlo dentro una realtà molto più italiana, fatta di studentati, coinquilini improvvisati e vite ancora in costruzione.
Il cast, col senno di poi, fa un certo effetto. C’erano infatti Elio Germano – molto prima dei David di Donatello e dei grandi ruoli cinematografici -, Enrico Silvestrin, Dino Abbrescia, Antonia Liskova, Ginevra Colonna e Alessandra Bertin. I loro personaggi occupavano gli archetipi tipici delle comedy corali dell’epoca: il disilluso, il romantico, la ragazza indipendente, l’amico casinista, la studentessa più razionale. Una struttura molto riconoscibile che cercava di costruire dinamiche di gruppo immediate e leggere.
Anche la confezione strizzava apertamente l’occhio alla sitcom americana. I titoli degli episodi iniziavano tutti con “Si fa presto a dire…”, un meccanismo che ricordava volutamente i celebri “The One With…” di Friends. E non mancavano nemmeno le guest star pensate per attirare il pubblico giovane di quegli anni: dai Lùnapop, che firmarono anche la sigla “Donne in perizoma”, fino a Cesare Cremonini, passando per Barbara D’Urso, Paolo Brosio, Lillo e Greg.
Eppure qualcosa non funzionò davvero. Via Zanardi 33 arrivò in un momento in cui la fiction italiana stava ancora cercando un linguaggio diverso per raccontare i ventenni. Il risultato era una serie sospesa a metà: troppo “americana” nel tentativo di replicare certi ritmi e certe dinamiche, ma anche troppo legata alla tv italiana di quel periodo per risultare fresca fino in fondo. Gli ascolti non decollarono e il progetto si fermò dopo una sola stagione da 24 episodi.
Col tempo, però, la serie ha acquisito una piccola aura da oggetto dimenticato dei primi Duemila. Anche perché, riguardandola oggi, è impossibile non notare quanto fotografi un preciso momento della cultura pop italiana. Per anni recuperarla è stato quasi impossibile, ma oggi Via Zanardi 33 è disponibile su Mediaset Infinity. Ed è probabilmente il modo migliore per riscoprire uno dei tentativi più curiosi — e meno ricordati — di creare dei “Friends italiani”.
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