Prime Video ha avuto anche lei la sua risposta a Bridgerton. Solo che, a differenza del colosso Netflix, ha deciso di rinunciarvi quasi subito. My Lady Jane è arrivata sulla piattaforma nel giugno 2024, ha raccolto recensioni entusiaste fin dai primi giorni e ha costruito in poco tempo una fanbase rumorosa e appassionata. Eppure, dopo una sola stagione, la serie è stata cancellata, lasciando molti spettatori con la sensazione di trovarsi davanti all’ennesima occasione sprecata.
La decisione appare ancora più sorprendente se si considera la natura del progetto. My Lady Jane non era una serie di nicchia né un esperimento cupo e difficile da vendere: al contrario, si presentava come un racconto storico-romantico brillante, ironico e fortemente contemporaneo, perfettamente in linea con i gusti di quel pubblico che ha reso Bridgerton uno dei più grandi successi dello streaming recente. Prime Video sembrava avere tra le mani un titolo capace di intercettare lo stesso immaginario — e potenzialmente lo stesso pubblico — ma ha scelto di interromperne il percorso prima che potesse davvero consolidarsi.
La serie prende spunto dalla figura storica di Lady Jane Grey, ma decide fin da subito di allontanarsi dalla narrazione tradizionale. Qui Jane, interpretata da Emily Bader, non è la regina tragica destinata a regnare nove giorni e a essere giustiziata, bensì una giovane donna brillante, testarda e determinata, che sogna l’autonomia e lo studio della medicina in un mondo che la vorrebbe solo moglie obbediente. Il matrimonio combinato con Lord Guildford Dudley, interpretato da Edward Bluemel, diventa così il punto di partenza per un racconto che mescola romanticismo, critica sociale e fantasy irriverente.
L’Inghilterra dei Tudor immaginata da My Lady Jane è infatti attraversata da elementi apertamente fantastici: esistono gli Ethian, persone in grado di trasformarsi in animali, perseguitate da una classe dominante che esercita il potere con brutalità. Il tono è dichiaratamente giocoso, affidato anche a una voce narrante ironica che commenta gli eventi, riempie i vuoti e prende apertamente in giro le convenzioni del racconto storico. È un mondo colorato, consapevolmente anacronistico, che usa dialoghi moderni, musica contemporanea e un umorismo senza complessi.
Proprio come Bridgerton, anche My Lady Jane mette il romanticismo al centro di tutto. La relazione tra Jane e Guildford si costruisce attraverso alcuni dei tropi più amati del genere — matrimonio di convenienza, enemies to lovers, amore proibito — ma trova forza nella scrittura dei personaggi. I due si fraintendono, si scontrano, si giudicano male, salvo poi costruire un rapporto fondato sul rispetto reciproco e su una vera partnership, che non richiede mai a Jane di ridimensionare le proprie ambizioni. Anche Guildford beneficia di una caratterizzazione paziente, che scava oltre la facciata iniziale e ne rivela fragilità, paure e conflitti legati alla sua identità.
Uno dei maggiori punti di forza della serie è la sua leggerezza consapevole. My Lady Jane non finge mai di essere una lezione di storia e non chiede allo spettatore di prenderla sul serio in senso tradizionale. Costumi vivaci, scenografie luminose e una colonna sonora ricca di cover rock al femminile contribuiscono a creare un’identità visiva forte, distante dall’estetica grigia e dimessa di molte produzioni fantasy di breve durata. Anche quando la trama si concede qualche forzatura, il tono giocoso rende l’esperienza più divertente che stancante.
Sotto questa superficie brillante, però, la serie non rinuncia a un cuore emotivo solido. La lotta di Jane per cambiare le leggi che opprimono gli Ethian procede in parallelo con la sua storia d’amore, dando peso e profondità a un racconto che potrebbe sembrare solo una commedia romantica sopra le righe. È proprio questo equilibrio tra ironia e coinvolgimento emotivo a rendere My Lady Jane qualcosa di più di un semplice divertissement.
La cancellazione è arrivata nonostante il passaparola positivo e l’accoglienza critica favorevole. A pesare, con ogni probabilità, è stata l’assenza di numeri immediatamente eclatanti: la serie non è riuscita a imporsi subito nelle classifiche settimanali più visibili, e come spesso accade alle produzioni fantasy o romance, è stata giudicata in tempi rapidissimi. La reazione dei fan non si è fatta attendere, tra petizioni e proteste online, alimentando la sensazione che Prime Video abbia sottovalutato il potenziale a lungo termine del progetto.
C’è però un elemento che attenua la frustrazione: la prima stagione racconta una storia sostanzialmente compiuta. L’arco emotivo di Jane e Guildford trova una chiusura soddisfacente, anche se il conflitto politico più ampio resta aperto. Non ci si ritrova davanti a un cliffhanger brutale o a una storia d’amore troncata a metà, dettaglio non trascurabile per chi è ormai abituato alle cancellazioni premature.
Per questo, nonostante la fine anticipata, My Lady Jane resta una visione consigliata a chi ama i period drama che privilegiano la chimica tra i personaggi più della fedeltà storica. È una serie divertente, romantica e sicura della propria voce, che avrebbe meritato più tempo e più spazio per crescere. Prime Video ha avuto la sua Bridgerton. Semplicemente, non le ha dato la possibilità di diventarlo davvero.
Fonte: Collider
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