Angelina Jolie ha visitato il lato egiziano del valico di Rafah, al confine con la Striscia di Gaza, per incontrare gli operatori umanitari impegnati nella gestione dell’emergenza e osservare da vicino la situazione degli aiuti destinati alla popolazione civile.
L’attrice premio Oscar, accompagnata da una delegazione statunitense, ha parlato con i volontari della Mezzaluna Rossa e con gli autisti dei camion carichi di forniture umanitarie in attesa di entrare a Gaza. Secondo quanto riferito sul posto, uno degli operatori ha spiegato che migliaia di camion restano bloccati al confine, in attesa dell’autorizzazione al passaggio.
Nel corso della visita, Jolie ha dichiarato di sentirsi “onorata” di poter incontrare chi lavora quotidianamente per portare assistenza in una delle crisi umanitarie più gravi degli ultimi anni. L’obiettivo del sopralluogo, secondo i media locali e internazionali, era duplice: verificare le condizioni dei palestinesi feriti trasferiti in Egitto e valutare lo stato delle consegne degli aiuti verso la Striscia, devastata dal conflitto.
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Il valico di Rafah, unico punto di passaggio tra Gaza ed Egitto, avrebbe dovuto riaprire in modo più stabile dopo il cessate il fuoco entrato in vigore nei mesi scorsi. Tuttavia, l’accesso resta fortemente limitato. In una dichiarazione congiunta diffusa nelle stesse ore della visita, l’Egitto e altri Paesi della regione hanno invitato la comunità internazionale a fare pressione affinché vengano rimosse le restrizioni sull’ingresso e sulla distribuzione degli aiuti essenziali.
La presenza di Jolie a Rafah si inserisce in un impegno umanitario che dura da oltre vent’anni. Dopo aver ricoperto a lungo il ruolo di inviata speciale dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati, incarico lasciato nel 2022, l’attrice ha più volte ribadito la volontà di continuare a occuparsi di crisi globali e diritti umani attraverso iniziative indipendenti.
Al momento, né le autorità egiziane né la stessa Jolie hanno diffuso dichiarazioni ufficiali aggiuntive sulla visita. Resta però il valore simbolico di un gesto che riporta l’attenzione internazionale su Gaza e sulle difficoltà quotidiane di chi, sul campo, cerca di garantire assistenza alla popolazione civile.
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