Bryan Burk, braccio destro di JJ Abrams alla Bad Robot – e quindi, si capisce, tra i produttori più influenti del pianeta in questo preciso momento – sbarca a Milano per mostrare (UCI cinema di Pioltello, sala Imax da fondere i neuroni e i timpani) in anteprima assoluta 30 minuti di Into Darkness – Star Trek e raccontare un po’ la genesi del film. Noi c’eravamo e qui di seguito trovate la cronaca di quanto abbiamo visto. Roba, ve lo anticipiamo, da restarci secchi.
Ovviamente quanto segue

L’incipit del film
Il footage inizia con i 9 minuti di prologo del film. Siamo su un pianeta vulcanico minacciato da una devastante eruzione, e l’Enterprise sta conducendo una sorta di missione di salvataggio del pianeta, in incognito. Kirk e Bones sono inseguiti dagli indigeni (che li bersagliano di lance) in una foresta di alberi rossi, mentre Spock viene calato in un vulcano per mettere fine all’eruzione con una bomba. Qualcosa va storto e Spock rimane bloccato all’interno del vulcano. Per salvarlo, Kirk deve far saltare la copertura dell’Enterprise, contravvenendo agli ordini ricevuti dalla Federazione.

L’inizio della storia
Scorre il titolo: Into Darkness – Star Trek, poi il film ricomincia. La Federazione sottrae il comando dell’Enterprise a Kirk, e lo riassegna a Christopher Pike (l’ufficiale anziano, amico del padre di Kirk, che l’aveva sostenuto nel film precedente), che vuole comunque Jim come Primo Ufficiale. Spock viene invece assegnato ad un’altra astronave della flotta. Fin qui il tono del film è da comedy action, dove il lato buffo è rappresentato dal contrasto di caratteri tra il ribelle Kirk, e il freddo vulcaniano Spock (ovviamente), che quasi si lamenta perché l’avergli salvato la vita ha comportato una violazione dei protocolli.
Nel frattempo entra in scena anche il misterioso villain interpretato da Benedict Cumberbatch, a quanto pare a sua volta un ufficiale – o ex ufficiale – della Flotta stellare: salva una bambina che sta morendo di un tumore con una misteriosa medicina, ma in cambio chiede al padre di questa di far saltare in aria una enorme biblioteca della Federazione in pieno centro di Londra (la Londra del futuro naturalmente: questa parte del film, e molte altre, sono ambientate in una Terra del futuro). Perché? Perché sa che così tutti i capitani della flotta si riuniranno per affrontare la minaccia terroristica in un grattacielo della città, grattacielo che naturalmente diventa il suo obiettivo successivo… Pike viene colpito a morte, mentre Kirk salva la situazione. Si intuisce che l’Enterprise è destinata a tornare subito sotto il suo comando.

Altre due scene.
Quanto raccontato copre circa i primi 25 minuti di film. Dopodiché sono state mostrate ai giornalisti altre due scene. Nella prima l’Enterprise, a pezzi (non sappiamo perché) sta precipitando nell’atmosfera terrestre guidata da Spock, mentre Kirk cerca un modo di far ripartire i motori assieme a Scotty. Sequenza classica, di pura azione. Nella seconda Spock insegue il personaggio di Cumberbatch per le strade e soprattutto i cieli di Londra, saltando da una macchina volante all’altra. Così come l’incipit, anche questa scena (e la maggior parte di quelle ambientate sulla Terra), sono in formato Imax e mozzano letteralmente il fiato. Da notare che la maggior parte dell’azione, sia sul pianeta alieno dell’incipit, che sulla Terra, si svolgono in pieno giorno e in pieno sole, un’iconografia molto lontana da quella della fantascienza distopica classica.

Uno Star Trek “per chi non ama Star Trek”
Nell’introduzione al footage – che testimonia di un film ad altissima dominante action (nella mezz’ora vista ci saranno sì e no 15 dialoghi) ma apparentemente ben congegnato anche dal punto di vista della sinossi – Burk ha detto di non essere affatto un fan della prima ora di Star Trek, anzi: «Non ho mai capito perché nel telefilm e in alcuni dei film della vecchia serie si parlasse così tanto e ci fosse così poca azione. Negli Usa la gente si divide tra fan sfegatati di Star Trek e quelli che pensano che i primi siano fuori di testa. Diciamo che io sono sempre stato tra questi ultimi». Per questo, ha sottolineato, «volevamo fare un film che potesse piacere anche a chi non è mai stato un fan della Saga al cinema e in tv. Credo che il limite principale degli altri film, prima che arrivassimo noi della Bad Robot, era che erano pensati solo per i Trekkers, e quindi non si investiva molto in essi: l’azione era poca e gli effetti poveri. Noi ci siamo presentati alla Paramount dicendo che un secondo film gli sarebbe costato moltissimo, ancora più del primo, e loro per fortuna ci hanno sostenuto al 100%».

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