Anthony Hopkins in Transformers - L'ultimo cavaliere

Anthony Hopkins è la new entry di peso del franchise dei Transformers, dato che ha vestito i panni dello studioso Edmund Burton nell’imminente Transformers – L’ultimo cavaliere. Tuttavia, nonostante Hopkins non abbia fatto mistero di quanto siano state piacevoli e divertenti le riprese a fianco del regista Michael Bay, ha fatto anche capire a chiare lettere che la trama del film è troppo complessa per i suoi standard…

 «Non mi chiederete di raccontarvi la trama, vero? Perché è molto complicata e c’è dentro tutta la mitologia dei quattro film passati che torna a farsi sentire. Devo ammettere che non ci ho capito molto. So solo che interpreto un colto ed eccentrico signore inglese di rango elevato. Mi sono divertito molto, in compenso, Mark Wahlberg è stato un ottimo compagno di viaggio e le location  (la Norvegia, l’Arizona, l’Isola di Skye in Scozia e Stonehenge) erano bellissime. Io arrivavo sul set, indossavo il mio abito, dicevo le mie battute e mi tenevo fuori dai guai. Ecco quello che facevo sul set. Sicuramente meglio che fare la fame».

L’attore ha parlato anche di suo padre Richard e dei consigli che gli aveva dato a suo tempo. A dir poco concreti. «Aveva ragione! Mi disse di andare a Hollywood come Richard Burton e fare soldi. Ecco perché sono venuto a Los Angeles così tanti anni fa, a metà degli anni ’70, e mi sono innamorato del sole, è un posto splendido per vivere come si deve. Come diceva Michael Caine, all’inizio fai brutti film fino a diventare famoso, poi potrai permetterti di fare quelli belli. Ammetto di averne fatti anche io di brutti…».

A sorpresa, Hopkins, non è per niente convinto che quella ne Il silenzio degli innocenti sia la sua miglior performance d’attore in assoluto, anche se sicuramente pensa che si tratti di una buona interpretazione. «No, no, assolutamente no. Ho imparato le mie battute, andato sul set e mi buttavano dentro a una scatola di vetro. Era un buon ruolo, ma secondo me ho dato il meglio in Quel che resta del giorno, Gli intrighi del potere – Nixon e Indian – La grande sfida. La cosa migliore di quel film è che mi ha portato fuori dal teatro. Ne avevo fatto sei mesi e la noia cominciava a fare capolino…».

Foto: Getty Images

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