Netflix ha appena aggiunto al suo catalogo una serie che promette di diventare uno dei titoli più discussi dell’anno: Las Muertas. La miniserie in sei episodi, diretta da Luis Estrada, ha debuttato il 10 settembre 2025 ed è già stata salutata dalla critica come un prodotto di altissimo livello, raggiungendo il 100% di gradimento su Rotten Tomatoes.
A prima vista, la produzione si presenta come un melodramma d’epoca ambientato nel Messico degli anni ’60. Le sorelle Serafina e Arcángela Baladaro, interpretate da Paulina Gaitán e Arcelia Ramírez, sembrano imprenditrici rispettabili, proprietarie di lavanderie, pensioni e piccole attività. Ma dietro la facciata di rispettabilità si nasconde un impero criminale: una rete di bordelli che sfrutta giovani donne provenienti da famiglie povere e rurali, attirate con false promesse di lavoro e indipendenza.
Il ritmo narrativo è studiato con cura: le prime puntate hanno il sapore del melodramma classico, ma poco a poco la serie si trasforma in un cupo racconto di sfruttamento, abusi e complicità istituzionali. Il risultato è una fusione tra intrattenimento e denuncia sociale che ha colpito pubblico e critica.
Il grande merito di Estrada è quello di non fermarsi al fascino del true crime, ma di affondare le radici della serie in un episodio reale. Las Muertas si ispira infatti al romanzo omonimo di Jorge Ibargüengoitia (1977), che a sua volta prendeva spunto dal caso delle sorelle González Valenzuela, note in Messico come “Las Poquianchis”.
Attive tra gli anni ’40 e i ’60, le Poquianchis gestivano una rete di bordelli illegali che prosperava grazie alla tratta di giovani donne. Reclutavano ragazze povere promettendo loro un impiego, salvo poi costringerle alla prostituzione e sottoporle a violenze e privazioni. Quando non erano più considerate utili, molte sparivano. L’arresto delle sorelle, avvenuto nel 1964, rivelò un orrore di proporzioni enormi, con fosse comuni, testimonianze di torture e connivenze politiche e sociali che permisero al loro impero di durare per anni.
Estrada sceglie di modificare i nomi e alcuni dettagli, ma senza snaturare la sostanza. Le sorelle Baladaro diventano personaggi complessi, carismatici e manipolatori, capaci di incarnare le contraddizioni di un Paese diviso tra morale pubblica e brutalità nascosta. Al tempo stesso, la serie evita di cadere nello spettacolo della violenza e pone al centro le vittime: ragazze giovani, attrici spesso alle prime armi, che danno un volto e una voce a chi nella realtà rimase schiacciato e invisibile.
Questa scelta narrativa trasforma Las Muertas in qualcosa di più di un semplice racconto crime. È un’indagine sulle radici sociali e culturali dello sfruttamento, un atto di memoria collettiva che interroga non solo il Messico degli anni ’60 ma anche i nostri tempi, segnati ancora da traffici, abusi e corruzione.
Con le sue atmosfere cupe, la regia elegante e le interpretazioni intense del cast, Las Muertas è già entrata tra le produzioni più rilevanti del catalogo Netflix 2025. Una serie che si guarda tutta d’un fiato, ma che lascia nello spettatore domande scomode e la sensazione che dietro la finzione si nasconda sempre un pezzo di verità.
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Fonte: CBR
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