Non fatevi ingannare dal titolo. La donna della mia vita, puntando sui tradimenti e sul non detto, è un film di Luca Lucini, che prende spunto «da un desiderio», spiega Giulia Calenda, cosceneggiatrice con Teresa Ciabatti, «di raccontare il problema dell’identità personale. Sin da quando nasciamo le persone che ti guardano dal vetro di un nido dicono: ha il naso di, l’espressioni di. Tutti ci dicono come dobbiamo essere». Infatti Leonardo (Luca Argentero) e Giorgio (Alessandro Gassman) sono fratelli, figli di due padri diversi. La mamma Alba (Stefania Sandrelli) ha sempre ricondotto le loro vite a quelle dei rispettivi padri e così Giorgio è un inguaribile latin lover, mentre Leonardo è un uomo molto sensibile che ha tentato il suicidio dopo il tradimento della sua fidanzata. Quando Leonardo si innamora di Sara (Valentina Lodovini) e proprio quando i due vanno a vivere insieme Leonardo scopre che l’ex che ha fatto soffrire Sara è proprio il fratello. «La storia, scritta come un copione teatrale, sviluppa la vita di personaggi che si raccontano bugie e le dicono a se stessi», spiega Valentina Lodovini, «per me il film è una favola moderna dove emerge la caparbietà e la fragilità delle donne che hanno la necessità di controllare tutto perché non riescono a farsi trasportare dai sentimenti». E dei sentimenti personali Argentero, rispondendo ai giornalisti, ha spiegato: «La fede che porta al dito non è un semplice anello. Sono cattolico e aggiungo al simbolo dell’anello anche la benedizione religiosa. Ho trovato la donna della mia vita e l’ho sposata. Mantenere un rapporto è una sfida quotidiana, piena di ostacoli e imprevisti». «Nella mia famiglia», sottolinea Gassman, crediamo che ci possano essere molti matrimoni nella vita. A parte questo sono stato felice del mio personaggio che è diverso dai soliti ruoli che interpreto. È poi è stato emozionante ritrovarmi la Sandrelli come madre che è stata moglie e amante di mio padre in tantissimi film». Nel cast anche Giorgio Colangeli nel ruolo di Sandro secondo uomo di Alba: anche lui, giunto all’età di 65 anni, si troverà a dover fare i conti con la passione per la giovane contabile della sua azienda. «Questo film», aggiunge Luca Lucini, «è interpretato come se fosse un pezzo di jazz: ci sono assoli ma anche l’armonia di tutta l’orchestra».

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