Arriva al cinema il fenomeno Succede, teen movie tratto dal best-seller di Sofia Viscardi
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Arriva al cinema il fenomeno Succede, teen movie tratto dal best-seller di Sofia Viscardi

«Per raccontare le vicende di questi ragazzi cercavamo un naturalismo magico e non scarno», racconta la regista Francesca Mazzoleni

Arriva al cinema il fenomeno Succede, teen movie tratto dal best-seller di Sofia Viscardi

«Per raccontare le vicende di questi ragazzi cercavamo un naturalismo magico e non scarno», racconta la regista Francesca Mazzoleni

Succede: la conferenza stampa del film di Francesca Mazzoleni tratta dal libro di Sofia Viscardi

Sofia Viscardi, con i suoi 1,5 milioni di follower su Instagram, è una delle scrittrici italiane più riconoscibili dal pubblico teen contemporaneo: è appena sbarcato nelle librerie il suo secondo romanzo, Abbastanza, che arriva in scia al successo di Succede, best-seller da centomila copie.

Un periodo decisamente denso per l’autrice, visto che il 5 Aprile grazie alla Warner Bros e a Indigo Film arriverà nelle sale l’adattamento cinematografico omonimo proprio di Succede: vicenda adolescenziale con protagonista una ragazza milanese, Margherita detta Meg, 16enne insicura, razionale, molto controllata, e i suoi amici Tom, Olly e Sam, interpretati rispettivamente da Margherita Morchio e Matilde Passera (due esordienti), Matteo Oscar Giuggioli, già visto ne Gli sdraiati, le cui riprese sono coincise per lui con i provini per Succede, e il più scafato Brando Pacitto.

La Indigo aveva già puntato sul pubblico giovanile in Slam – Tutto una ragazza, film che in termini di linguaggio, di dinamiche e di freschezza si poneva allo stesso livello dei suoi personaggi, cercando di intercettarne imperfezioni e goffaggini, identità e prime volte. Succede si inscrive in quel solco, con un’altra solida materia commerciale alle spalle, che ha già dimostrato la presa sui suoi destinatari: non Nick Hornby, stavolta, ma un talento letterario tutto italiano.

A dirigerlo c’è la giovane Francesca Mazzoleni, nata nell’89, diplomata in regia al Centro Sperimentale e già rodata tra corti e documentari. Un giovane talento per una produzione che avrebbe potuto spaventare qualcun altro, dovendosi rivolgere con dimestichezza a un pubblico molto largo, ma che invece ha galvanizzato la Mazzoleni: «Il libro Succede è letteralmente piombato nella mia vita. Cercavano un regista che potesse lavorare a quest’opera e quando mi hanno scelta per me è stata una notizia bellissima, ho letto subito il libro e ho provato a capire cosa risuonasse in questo racconto».

«C’erano tanti elementi su cui lavorare e una chiave universale, per un racconto di formazione e di giovinezza sviluppato dall’interno – continua la giovane cineasta – Ho trovato degli elementi che mi potevano riguardare profondamente e su cui mi sono agganciata per raccontare questa storia, da cui mi distanziano anagraficamente circa dieci anni. Prendere e apprendere dai ragazzi per mettere nella narrazione elementi della realtà è un aspetto che ho cercato di preservare. Volevo una spontaneità che non avesse filtri, cercando di dare tridimensionalità ai personaggi del libro».

La regista è molto precisa e con le idee assai chiare quando si parla di spazi e di luoghi, nello specifico di Milano e delle sue implicazioni metaforiche oltre che giovanilistiche, dopo il tempo passato a setacciare possibili attori in numerosissimi provini («Per strada a Milano oramai i ragazzi mi salutavano, perché li avevo visti praticamente tutti nei quattro lunghi mesi di casting»). Ci tiene anche a soffermarsi su Brando Pacitto, il più esperto dei ragazzi del cast (era in L’estate addosso di Gabriele Muccino ed è tra le giovani star di Braccialetti rossi) e sulla sua generosità.

«Abbiamo tentato di creare un mondo intorno a questi ragazzi, con un naturalismo non scarno ma magico. E poi Milano è stata una sfida vera, perché non sembra una città italiana, con degli spazi immensi e in costruzione che lasciavano ampi margini. Questa presenza dei palazzi in divenire, con l’incontro tra la protagonista e il personaggio di Brando un po’ spaesato, è stata la chiave di trasfigurazione che cercavo. Sam è molto ironico proprio come Brando, che era più esperto degli altri e non a caso nel film viene da Roma con addosso un’aura un po’ mitica. Brando non lo dice, ma ha fatto un provino straordinario».

Mettere in chiaro il suo rapporto con la protagonista non può che spettare direttamente all’autrice del romanzo Sofia Viscardi: «Il personaggio di Meg, al di là di quello che pensano in molti, non è autobiograficoAl massimo posso raccontarmi in dei video, ma non mi sento Meg in nessun modo e non avrei mai potuto interpretarla. Grazie a questo progetto ho scoperto il mondo del cinema, cui non mi ero mai approcciata nemmeno per sbaglio, nemmeno da lontano. Ho scoperto una magia che mi è piaciuta e mi sono trovata dentro un set dal clima particolarmente familiare e accogliente. Volevo che i miei protagonisti fossero rispettati e che ci fossero dei ragazzi al cinema a raccontarsi in prima persona, senza che gli altri, magari gli adulti, li raccontassero al posto loro».

«Ci siamo avvicinati a questo film facendo molti passi indietro, rispetto a Sofia, al suo mondo, al suo successo – precisa infine Francesca Cima, produttrice per Indigo – Non cercavamo per forza una regista donna, ma alla fine sono molto contenta che lo sia e che abbia passato da poco l’adolescenza. Siamo stati contenti di aver scelto lei, che aveva tanto entusiasmo, tanta voglia di fare. Quando si scommette sugli esordienti è importante che ci si lasci trascinare dall’entusiasmo altrui».

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