Dopo il successo del suo film d’esordio Nessuno mi può giudicare, torna Massimiliano Bruno con una fotografia della decadenza e del qualunquismo che permea la società e soprattutto la politica italiana. Il film ha come protagonista Michele Placido, arrogante e vizioso senatore che a causa di un malore perde la capacità di poter mentire, e con essa ogni freno inibitorio. A pagarne le conseguenze sarà anche il resto della sua famiglia: in particolare i tre figli Valerio (Alessandro Gassman), Riccardo (Raul Bova) e Susanna (Ambra Angiolini).

Alla presenza dell’intero cast, di Fulvio e Federica Lucisano e dell’amministratore delegato di Rai Cinema Paolo del Brocco si è svolta a Roma la conferenza stampa di presentazione del film. Noi vi presentiamo la cronaca completa dell’evento, apertasi con la premessa semiseria di Rocco Papaleo: «Siamo artisti: abbiamo una licenza di sparare a zero su tutto, diciamo quello che vogliamo»

Cosa vi ha spinto a far partire il film dalla lettura della Costituzione?
Massimiliano Bruno
: Lidea è venuta a sceneggiatura già in corso, abbiamo pensato di andare a leggere la Costituzione – anche perché prima di fare il regista frequentavo Giurisprudenza – e abbiamo visto quanto era inapplicata la legge italiana. Per questo abbiamo pensato di poter tirare fuori l’idiosincrasia del Paese dalla lettura di questultima.

Anche qui la raccomandazione viene proposta come uno dei maggiori difetti del Paese. Oltre alla raccomandazione quali sono, secondo lei, gli altri vizi capitali?
MB
: Viviamo in un paese in cui è complicato gestirsi a livello lavorativo, non ancora al livello della Spagna, ma i ventenni di oggi si trovano in una brutta situazione. Se sei in gamba è meglio lavorare all’estero, se non conosci qualcuno non lavori. La meritocrazia è qualcosa che abbiamo abbandonato da tempo in Italia. Divertire penso sia la forma migliore di comunicazione e ho pensato che poteva essere divertente sottolineare i problemi del Paese facendo fare una bella risata, anche se la risata, alla fine, diventa amara.

Nel film i toni caldi della commedia virano al serio, perché questa scelta?
MB
: La commedia è espressione politica. Ciò che ha fatto grande la commedia italiana negli anni ’70 era la base comica ma anche la virata riflessiva che i grandi film avevano sul finale. Lobiettivo primario del film era di far divertire, raccontando la volgarità estrema di questo Paese e della sua classe dirigente. Gli esempi sbagliati dellItalia creano questa volgarità anche al di fuori del film. In Italia ci fanno sembrare che è tutto marcio, ma una delle cose che possiamo fare per opporci è cominciare a realizzare un nuovo tipo di commedia per una nuova immagine dell’Italia, non solo una fotografia della società ma anche la voglia di cambiamento.

Placido: a chi si è ispirato per interpretare questo onorevole così disonesto e privo di ideali?
Michele Placido:
A tutti. Sul piano politico sono un cittadino mediocre. Quanti in Italia parlano male, ad esempio, di Silvio Berlusconi e poi se lo incontrano per strada se lo abbracciano? Ci caghiamo sotto e non abbiamo il coraggio di cambiare rotta, e anche io rientro in questi canoni. Facendo il film mi sono ricordato com’ero incazzato quando avevo vent’anni, poi uno cambia e se lo dimentica.

Il finale del film sembra suggerire una redenzione di questo politico corrotto. Pensa che con la politica di oggi si possa essere così ottimisti come nel finale del film?
MP:
Dobbiamo rendere il popolo ottimista, certo, soprattutto i nostri figli. Credo che il film di Massimiliano possa essere una buona base per questo. Uno dei miei figli é venuto a vedere il film e ha detto ma dai è tutto così la fuori?, perché nessuno se ne accorge, soprattutto a vent’anni. Spero molto nei giovani e nel cambiamento.   

Gli attori che rappresentano la nuova generazione entrano in contrasto e si conciliano con il padre, ma vivono anche in un mondo pieno di corruzione: cosa ne pensate voi attori?
Raul Bova
: Come il mio personaggio, molti di noi aspettano ma non si mettono mai in prima linea. Riccardo nel film subisce, è arrabbiato ma non agisce, non contesta per non perdere tempo, fin quando non si scontra con la realtà dura della politica.
MB
: La testa delle persone non cambia finché c’è la mala politica, cambiare la testa dei nostri politici è il messaggio migliore che possiamo dare ai nostri figli. Speriamo che ci sarà un’Italia migliore per loro, e per quanto ci riguarda è superfluo fare del cinema inutile fotografando solo questo mondo marcio, saremmo al pari di certi politici che starnazzano e non fanno niente. Non si parla per parlare, altrimenti si è solo qualunquisti. Bisogna fotografare, parlare bene e parlare male, ma di tutto, e agire.

Dietro l’aria rivoluzionaria del film i suoi personaggi, nel finale, sembrano tutti assolti: la pensa veramente in questo modo?
MB
: No, in realtà nel finale sono tutti condannati, perché c’è una condanna verso una situazione che sta sotto gli occhi di tutti, che non mi sono inventato io. Lassoluzione non c’è per nessuno.

Il film uscirà in 500 copie il 25 ottobre.

 

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