Qual è l’ultimo film che vi ha lasciato senza fiato, a bocca aperta, con gli occhi lucidi e le mani strette al bracciolo della poltrona? Che vi ha preso il cervello e l’ha stritolato in una morsa di domande, ipotesi e possibilità? Che vi ha fatto piangere, ridere e far precipitare la mascella ad altezza suolo in una sola scena? Che vi ha costretto a mettere in pausa per riflettere su quanto appena visto, magari a tirare fuori dal cassetto penna e bloc notes e a scarabocchiare, sottolineare, disegnare, cancellare e ricominciare per venire a capo dell’enigma? Quand’è l’ultima volta che un film vi ha lasciato storditi confusi commossi e divertiti, che vi abbia insomma obbligato a pensare? Non siamo nella vostra testa – anche se siamo pronti a scommettere che molti di voi hanno pensato subito a Inception –, ma di qualcosa siamo sicuri. E cioè che il 31 gennaio è il giorno in cui la risposta alle nostre domande diventerà una sola.

Looper.

Uno sci-fi che parla di viaggi nel tempo e telecinesi, eppure si imprime indelebilmente nella memoria per il pianto disperato di uno dei protagonisti in un lurido vicolo. Un action nel quale si contano decine di cadaveri, i cui personaggi più potenti sono però una madre e un figlio, soli, indifesi, fragili. Un noir postmoderno con un occhio a Tarantino e un altro al western classico, mentre sullo sfondo torreggiano imponenti le ombre di Terminator e di Philip K. Dick. Uno dei film più coraggiosi del decennio, piombato come un fulmine a ciel sereno dopo un’annata che è stata appannaggio di Vendicatori, Cavalieri oscuri e Prometei vari. Che non può e non deve, lasciare indifferenti. Looper, quindi: e placato l’entusiasmo è arrivato il momento di capire di cosa stiamo parlando.

 

Nel futuro: anno 2044

Un uomo in piedi, solo, in mezzo alla campagna sconfinata. Vicino a lui, le prime spighe di un immenso campo di grano. Di fronte a lui, un lenzuolo bianco. L’uomo è ben vestito, pettinato, distinto; in una mano ha un orologio, che consulta spesso e con impazienza. Nell’altra, una spingarda. Il suo viso è familiare ed estraneo insieme: l’abbiamo già visto, eppure non riusciamo a capire dove, né perché ci sembri più giovane di quello che dovrebbe. D’un tratto, su quel lenzuolo, una figura incappucciata si materializza dal nulla. L’uomo preme il grilletto, raccoglie il cadavere, lo trasporta a un inceneritore e se ne libera per sempre, cancellandolo dal presente ed eliminando di conseguenza ogni traccia della sua esistenza.

Non stiamo spoilerando: così comincia Looper, con un’esecuzione a sangue freddo che sembra uscita da un vecchio western e un’incursione in un decadente capannone industriale preso di peso da Blade Runner. Comincia con un irriconoscibile Joseph Gordon-Levitt (è lui l’uomo di cui parlavamo) che ci introduce al mondo del futuro come l’ha immaginato il regista Rian Johnson: crisi economica, decadenza sociale, la criminalità organizzata che gestisce le forze dell’ordine. Uno scenario lontano eppure inquietantemente familiare e plausibile: la ricetta di ogni distopia che si rispetti, di quelle così potenti da farci guardare con sospetto l’oggi e guardare a ieri con nostalgia. […]

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