Pecore sotto copertura vuole essere molto più di un semplice film d’animazione con protagoniste delle pecore detective. Diretto da Kyle Balda, regista noto soprattutto per la saga di Minions, il film adatta il romanzo bestseller Three Bags Full di Leonie Swann trasformandolo in una commedia mystery per tutta la famiglia che mescola umorismo britannico, investigazione e racconto di formazione.
Distribuito nelle sale italiane dal 7 maggio da Eagle Pictures, il film segue George, un pastore interpretato da Hugh Jackman, che ogni sera legge romanzi gialli alle sue amate pecore convinto che non siano in grado di comprenderlo. Quando però un misterioso incidente sconvolge la tranquillità della fattoria, il gregge decide di trasformarsi in un’improbabile squadra investigativa per risolvere il caso, seguendo indizi e sospetti umani in una storia che vuole giocare apertamente con il linguaggio del giallo classico.
Nel cast originale troviamo, oltre al già citato Hugh Jackman, anche Nicholas Braun, Nicholas Galitzine, Molly Gordon, Hong Chau ed Emma Thompson, mentre nella versione italiana Ciro Priello dei The Jackal e Arianna Craviotto doppieranno rispettivamente Mopple e Zora.
Proprio questo equilibrio tra mistero, ironia e sentimento è stato al centro della conferenza stampa virtuale a cui abbiamo partecipato, durante la quale Hugh Jackman, Julia Louis-Dreyfus, Nicholas Braun, Molly Gordon e Chris O’Dowd hanno raccontato il lavoro dietro a quello che Jackman stesso ha definito «Babe – Maialino coraggioso incontra Knives Out».
Fin dalle prime battute dell’incontro è apparso chiaro quanto il cast sia rimasto colpito dalla natura molto particolare del progetto. Non un semplice film per bambini, ma un’opera che prova a mescolare registri diversi alternando comicità, mistero investigativo e momenti sorprendentemente emotivi.
Come dicevamo, Hugh Jackman interpreta George Hardy, il pastore che vive praticamente in simbiosi con il proprio gregge. L’attore ha descritto il personaggio come un uomo molto più a suo agio con gli animali che con gli esseri umani: «La sua cosa preferita al mondo sono le pecore. Non gli piace comunicare con gli esseri umani. Ama stare con le pecore e capisce loro molto meglio di quanto capisca le persone».
Per Jackman, proprio questo rapporto speciale rappresenta il cuore del film. George non è soltanto il classico “uomo di campagna”, ma un personaggio profondamente empatico, che trova nel gregge una sorta di famiglia alternativa. L’attore ha raccontato di essersi innamorato immediatamente della sceneggiatura scritta da Craig Mazin, autore noto per opere diversissime tra loro come The Hangover, Chernobyl e The Last of Us.
«Quando mi hanno mandato il copione mi hanno detto: sarà qualcosa che non hai mai letto prima. Era “Babe incontra Knives Out”. E ho pensato: sì, decisamente non ho mai letto niente del genere», ha raccontato Jackman. «Ho amato subito il cuore del film. È una storia sulla crescita in tutte le sue forme. Parla delle verità difficili e delle cose spaventose della vita che a volte è complicato affrontare».

L’attore ha poi spiegato come il film affronti temi universali pur mantenendo un tono leggero e accessibile: «È un film che fa ridere e piangere. Quando l’ho visto mi sono emozionato molto. Ho pensato: questo è un film che vorrei vedere a 57 anni, ma che porterei anche ai miei figli o ai miei nipoti».
Grande protagonista dell’incontro è stata anche Julia Louis-Dreyfus, che nel film presta la voce a Lily, la pecora più intelligente del gregge. L’attrice ha scherzato subito sul fatto di aver finalmente realizzato un sogno personale: «Non avevo mai interpretato una pecora e ho sempre voluto esserlo».
Dietro l’ironia, però, si nasconde un personaggio sorprendentemente sfaccettato. Lily è infatti una pecora estremamente colta e riflessiva, che utilizza le proprie capacità per aiutare a risolvere il mistero al centro della storia. «Lei adora il suo pastore. È una pecora intellettuale», ha spiegato Louis-Dreyfus. «Usa l’educazione che le è stata trasmessa per cercare di risolvere il crimine del film. Ha un vero arco narrativo e cresce tantissimo durante la storia».
L’attrice ha parlato anche della particolarità del lavoro in sala doppiaggio, raccontando quanto fosse diverso rispetto alla recitazione tradizionale: «Ero completamente sola in una stanza buia, con le cuffie e il microfono. Qualcuno leggeva le battute degli altri personaggi da un’altra stanza e io dovevo immaginare tutto: le colline, le altre pecore, il mistero da risolvere».
Louis-Dreyfus ha sottolineato come il doppiaggio richieda un enorme sforzo di immaginazione, soprattutto in un film fortemente dipendente dalla CGI: «Non vedevo nemmeno l’animazione mentre lavoravo. Dovevo rendere tutto reale nella mia testa».
Chris O’Dowd, che doppia la pecora Mopple, ha invece raccontato il lato più comico del processo creativo. Il suo personaggio ha una memoria eccezionale e ricorda ogni dettaglio legato agli eventi del passato, caratteristica che si rivelerà fondamentale per l’indagine.
«Mopple ricorda tutto. Può ricordare perfino quale uccello stava volando nel cielo mentre mangiava una carota», ha spiegato l’attore. «È il suo dono, ma anche la sua maledizione, perché significa che ricorda anche tutte le cose brutte e dolorose».
O’Dowd ha poi raccontato un aneddoto molto divertente sui primi tentativi di trovare la voce del personaggio: «Quando entri in studio e sai solo che devi interpretare una pecora, il tuo primo istinto è fare “beeeh”. Nelle prime battute ho provato davvero a parlare come una pecora, poi il regista mi ha fermato dicendo che non avremmo fatto quella cosa».
L’attore ha descritto il doppiaggio come un’esperienza quasi liberatoria: «Mi piace perché odio truccarmi. Quando nessuno ti guarda e devi usare solo la voce ti senti molto più libero. È come prendersi una piccola vacanza dalla propria faccia».

Molto spazio è stato dedicato anche alle riprese dal vivo, che si sono svolte nelle campagne inglesi tra pioggia, lunghi spostamenti e giornate di lavoro particolarmente intense. Nicholas Braun ha raccontato che il cast trascorreva ore in veri pascoli lontani da Londra: «Andavamo in questi prati enormi dove non sembrava nemmeno di essere vicino alla città. C’era tantissimo viaggio da fare ogni giorno».
L’attore ha poi scherzato sulle condizioni di lavoro: «Vai lì, ti prendi qualche zecca e poi torni a casa». Braun interpreta Tim Derry, l’unico constable della cittadina in cui si svolge la storia, un personaggio inizialmente insicuro ma destinato a crescere durante l’indagine. «Nessuno gli dà credito per tutte le piccole cose che fa», ha spiegato Braun. «Ma alla fine trova fiducia in sé stesso».
Anche Molly Gordon ha raccontato quanto fosse insolito lavorare in un film in cui gran parte dei personaggi sarebbe stata aggiunta soltanto in post-produzione. «Il mio primo giorno mi hanno portata alle cinque del mattino su una collina e il mio partner di scena era un pezzo di cartone», ha ricordato ridendo.
«Sapevo che alla fine quel cartone sarebbe diventato Julia Louis-Dreyfus, ma sul momento era davvero strano. Lo toccavo, parlavo con lui… ti senti un po’ folle». L’attrice ha spiegato che proprio questa stranezza ha reso il lavoro ancora più stimolante: «È stata un’esperienza completamente diversa da qualsiasi altra cosa avessi fatto prima. E vedere il risultato finale è incredibile, perché tutto sembra reale».
Jackman ha invece raccontato di aver avuto un’esperienza diversa grazie all’utilizzo di veri burattinai sul set. «Ho lavorato con un incredibile burattinaio che muoveva questa pecora animata. A un certo punto dimenticavo completamente che non fosse reale», ha spiegato. «Potevo vedere emozioni, sfumature, pensieri. Era davvero straordinario».
Nel corso della conferenza è emerso più volte quanto il cast sia rimasto colpito dall’aspetto emotivo del film. Tutti gli attori hanno sottolineato come Pecore sotto copertura riesca a parlare di crescita, appartenenza e diversità senza rinunciare al tono leggero della commedia investigativa.
Chris O’Dowd ha spiegato che uno degli aspetti più riusciti della storia riguarda proprio il rapporto tra i membri del gregge: «Ogni membro del gruppo ha un ruolo importante. Mi piace molto questa idea del trovare il proprio posto all’interno della comunità».
Nicholas Braun ha invece citato il personaggio del “Winter Lamb” come il momento più toccante dell’intero film: «È stato l’elemento che mi ha spezzato il cuore più di tutti. Una storia bellissima e dolorosa».
Jackman ha aggiunto che il film porta con sé anche un messaggio molto attuale: «Parla di accogliere chi è diverso e di trovare il proprio posto. Credo sia il motivo per cui tutto questo risuona così tanto».

Non sono mancati nemmeno i momenti più leggeri e spontanei. Tra battute sulle “pecore nere” del cast, scherzi su Patrick Stewart e continui siparietti improvvisati tra gli attori, l’incontro ha restituito perfettamente l’atmosfera affettuosa e ironica che sembra caratterizzare anche il film. Se l’idea di un mistero alla Agatha Christie con le pecore vi sembra solo bizzarra, guardando Pecore sotto copertura scoprirete molto di più: una storia che vuole mescolare mistero, humor britannico, animazione e sentimento… e che vi farà sicuramente versare qualche lacrima.
Pecore sotto copertura arriverà nelle sale italiane dal 7 maggio distribuito da Eagle Pictures.
© RIPRODUZIONE RISERVATA