Backrooms vi ha dato gli incubi? Allora dovete recuperare questo agghiacciante horror sperimentale
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Backrooms vi ha dato gli incubi? Allora dovete recuperare questo agghiacciante horror sperimentale

Oltre al film di Kane Parsons, esiste un altro lungometraggio fortemente legato alla subcultura di internet e che non esita a reinterpretare gli spazi liminali

Backrooms vi ha dato gli incubi? Allora dovete recuperare questo agghiacciante horror sperimentale

Oltre al film di Kane Parsons, esiste un altro lungometraggio fortemente legato alla subcultura di internet e che non esita a reinterpretare gli spazi liminali

un frame del film horror backrooms

Se Backrooms vi ha lasciato addosso una spiacevole sensazione di disagio e vi ha regalato più di qualche notte insonne dal suo arrivo sul grande schermo, allora sappiate che esiste un titolo che dovrebbe assolutamente di finire nella vostra lista. Stiamo parlando di Skinamarink, horror a basso budget  che secondi molti appassionati del genere rappresenta uno degli esperimenti più inquietanti e destabilizzanti degli ultimi anni.

Diretto da Kyle Edward Ball nel 2022, il film condivide con Backrooms più di un semplice legame estetico. Entrambi nascono infatti dalla subcultura di Internet e dal fascino verso gli spazi liminali, quei luoghi apparentemente familiari che, una volta privati della loro normalità possono diventare inesorabilmente terrificanti. Tuttavia, se il film di Kane Parsons punta sull’angoscia generata dai suoi spazi illogici, Skinamarink non esita a colpire là dove fa più male, ovvero le paure infantili.

La storia del film segue Kevin e Kaylee, due bambini che si ritrovano soli in casa durante la notte. Presto le buie ore notturne diventano tuttavia teatro di un incubo a occhi aperti. Le porte iniziano a scomparire, le finestre svaniscono nel nulla e gli spazi della casa sembrano mutare secondo una logica incomprensibile. I genitori sono assenti o forse irraggiungibili, mentre strane voci sussurrano nell’oscurità e presenze invisibili sembrano osservare ogni movimento dei due fratelli.

Con un budget di appena 15.000 dollari, Ball è riuscito a costruire un’esperienza horror sorprendentemente efficace, che al pari di Backrooms si rivela debitrice in qualche modo del mondo degli youtuber. Prima di realizzare il film, il regista era infatti già noto online grazie al suo canale YouTube Bitesized Nightmares, nel quale si divertiva a ricreare su schermo gli incubi raccontati dagli utenti. Fattore che contribuisce a regalare a Sknamarink il minimo grado di separazione tra la disturbante spontaneità dell’incubo notturno e il risultato finale sullo schermo.

La macchina da presa infatti raramente indugia sui volti dei personaggi. Al contrario, preferisce soffermarsi sugli angoli bui delle stanze, soffitti, corridoi immersi nell’oscurità, giocattoli abbandonati sul pavimento e vecchi cartoni animati che scorrono sul televisore. Elementi apparentemente innocui che, grazie alla fotografia granulosa, al rumore bianco costante e a un sound design opprimente, assumono un’aura profondamente disturbante.

La casa stessa diventa il vero antagonista della storia, trasformandosi gradualmente da rifugio sicuro a luogo tanto ostile quanto incomprensibile. Non sorprende quindi che Skinamarink sia diventato rapidamente un fenomeno di culto tra gli appassionati di horror indipendenti.

Intanto a quattro anni dalla sua uscita il film continua a dividere il pubblico. C’è chi lo considera un capolavoro e chi lo trova quasi impenetrabile, tuttavia è innegabile che Skinamarink sia dotato di una non comune capacità di insinuarsi sotto la pelle di chi lo guarda, e che lo rende difficilmente dimenticabile per tutti coloro che decidono di cimentarsi nella sua visione.

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Foto: MovieStillsDB

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