«Il politicamente corretto sta uccidendo la commedia»: le parole sono di Mel Brooks, 91 anni e una carriera passata a far ridere il mondo scherzando su, tra le altre cose, nazisti, razzismo, sessismo e l’inquisizione spagnola. E quando una condanna così pesante arriva da uno che ha ridefinito l’idea di “commedia” al cinema, forse conviene ascoltarlo. L’occasione per il j’accuse è arrivata nel corso di un’intervista in radio, durante la quale Brooks ha spiegato che «oggi a Hollywood nessuno avrebbe più il coraggio di fare un film come Mezzogiorno e mezzo di fuoco», una pungente parodia dei vecchi western dove gli uomini bianchi sono tutti rozzi e ignoranti, il KKK è un branco di incompetenti e la gag più ricorrente riguarda il colore della pelle dello sceriffo. Impensabile oggi, è la teoria di Mel Brooks: si offenderebbero tutti, bianchi e neri, ciascuno punto sul vivo nei suoi peggiori difetti da una satira che, in quanto tale, non si trattiene e anzi gode nel mettere in evidenza contraddizioni e follie di un periodo storico fin troppo glorificato da Hollywood.

Probabilmente Mel Brooks ha ragione, quantomeno relativamente alle categorie sbeffeggiate in Mezzogiorno e mezzo di fuoco, ma siamo davvero sicuri che Hollywood, e il cinema in generale, siano diventati “troppo politicamente corretti” e che “certe cose oggi non si fanno più?”. Non è invece che, con il passare degli anni e il mutare delle sensibilità, sono cambiati i bersagli e noi non ce ne siamo accorti perché troppo affezionati a una visione ormai superata della scorrettezza al cinema? Prendete un soggetto come quello delle “supermamme”, quelle genitrici con un numero imprecisato di figli che passano la loro giornata sballottate tra lavori domestici, compiti a casa, attività extracurricolari a cui accompagnare i pargoli, riunioni di ogni tipo, e la cui giornata-tipo assomiglia a quella di un operaio cinese in una fabbrica di iPhone (a margine: questa è, per esempio, una battuta politicamente scorretta). Un argomento perfettamente innocuo, giusto? Eppure una riflessione più approfondita svela che le “supermamme” sono vittime: di una società che scarica sulle loro spalle tutte le responsabilità genitoriali, di compagni o mariti che non le supportano, delle aspettative legate al loro ruolo materno. Il cinema può e deve parlarne: può farlo come nel 2011, quando Sarah Jessica Parker recitò in Ma come fa a far tutto?, innocuo manifesto sulle turbomamme che mascherava ogni possibile discorso critico dietro un velo di cortesia. Oppure può farlo come nel 2016, quando Mila Kunis, Kristen Bell e Kathryn Hahn diventarono Bad Moms, “mamme molto cattive” che, esasperate dalla costante rincorsa alla perfezione che è la loro vita, decidevano di alzare il dito medio e dedicarsi ad alcool, droghe e divertimento sfrenato […]

Il servizio completo è su Best Movie di dicembre, in edicola dal

© RIPRODUZIONE RISERVATA