Nel sovraffollamento di cinecomic, commedie per teenager e saghe distopiche, Hollywood riesce ancora a produrre film originali, intelligenti e pieni di colpi di scena, per un’audience adulta. Il riferimento è a The Accountant, thriller diretto da Gavin O’Connor (regista dell’acclamato Warrior) e interpretato da un cast stellare composto da Ben Affleck, Anna Kendrick, J.K. Simmons, Jeffrey Tambor, John Lithgow e Alison Wright.
Si dice spesso che Ben Affleck sia molto più bravo come sceneggiatore, regista e produttore – infatti in queste vesti ha vinto due Oscar – che come attore, eppure questa volta il ruolo di un autistico savant, genio della matematica, che tiene in scacco polizia e organizzazioni malavitose, sembra davvero azzeccato. Christian Wolff, questo è il nome del suo personaggio, è un uomo che ha più affinità con i numeri che con le persone, lavora sotto copertura in un piccolo studio ed è il contabile freelance di alcune delle più pericolose organizzazioni criminali del pianeta. Quando la divisione anti-crimine del dipartimento del Tesoro gli è ormai alle costole, Christian accetta l’incarico di un cliente “pulito”: una società di robotica. Peccato che lì una delle impiegate (la Kendrick) scopra una discrepanza nei conti e arrivi a scoperchiare un pericoloso mistero…

Chi è Christian Wolff?
«Un uomo diviso fra la sua natura, dolce e gentile, e la vita che ha vissuto, con un padre esigente che lo ha sottoposto a prove incredibili per fargli superare le difficoltà dell’autismo e farlo diventare quello che è diventato. Un personaggio interessante, descrivendo il quale abbiamo anche cercato di essere il più leali possibili nei confronti della comunità delle persone affette da autismo».

Fisicamente eri in forma grazie a Batman. Come ti sei preparato, invece, dal punto di vista psicologico per interpretare un uomo autistico?
«Ho avuto le stesse difficoltà che ogni ruolo comporta. Una delle cose che ho imparato grazie al mio lavoro di regista è che i migliori film sono quelli che attingono dalla vita vera. La realtà è sempre più interessante di qualsiasi finzione. Quindi ho fatto molte ricerche su ragazzi che sono nello “spettro”. Mi ha aiutato molto guardare i loro comportamenti e trovare gesti da imitare e soprattutto calarmi nel loro essere, nel loro sentirsi, nel provare a capire come si sente una persona che riesce a fare un puzzle dal rovescio ma non ha la minima idea di come si interagisca con gli altri».

Sei consapevole che, in ogni caso, ci sarà qualcuno che criticherà la vostra rappresentazione dell’autismo?
«C’è molto dibattito sull’argomento, soprattutto sul ruolo dei vaccini nel causare questo disturbo, eccetera. È un tema molto delicato, sapevamo che avremmo toccato le corde personali di molte famiglie e quindi sì, non sarei sorpreso di sentire di eventuali critiche, né di sapere che qualcuno si è sentito oltraggiato da un film in cui convivono queste tematiche con scene d’azione. Probabilmente urteremo la sensibilità di qualcuno ma non avremmo mai fatto questo film se non fossimo stati certi di aver reso un buon servizio alla comunità dei ragazzi autistici».

 

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Foto: © Warner Bros./Electric City Entertainment/ Zero Gravity Management

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