Ben Affleck, come il mitologico Giasone, conduce la sua nave, Argo, fra festival e prime internazionali, da una sponda all’altra dell’oceano, sbarcando anche a Roma per raccontare la storia vera (e fino a pochi anni fa top secret) di un gruppo di agenti della CIA che – nel 1979, in piena Rivoluzione Islamica – si recarono sotto copertura a Teheran per far espatriare alcuni diplomatici americani condannati a morte, e nascostisi per evitare l’esecuzione. Dove la copertura fu fingersi una troupe cinematografica in Iran per fare il sopralluogo delle location destinate a ospitare un film di fantascienza di serie Z…
DIsponibile, sorrident e affabile, Ben Affleck – in un impeccabile completo grigio – ha risposto alle domande dei giornalisti prendendo appunti lui stesso, per non dimenticare nessun dettaglio.

Ecco il resoconto completo delle sue dichiarazioni:

Vista la cura nella ricostruzione del contesto storico, quasi maniacale, che libertà si è preso dal punto di vista narrativo?
Ben Affleck:
Il regista che lavora ad una storia vera ha due responsabilità. La prima è fare il migliore film possibile, che catturi il pubblico, ma la seconda è ancora più importante: mantenere il la verità dei fatti così come sono accaduti. Bisogna trovare l’equilibrio giusto fra questi due aspetti. In Argo ho cercato di raccontare i fatti centrali così come erano accaduti ma ho lavorato su un aumento di tensione nel terzo atto. Il merito va agli attori, che sono stati molto convincenti.

Ci può parlare della scelta del cast? Molti attori da lei selezionati provengono dal mondo della televisione
BA:
Moltissimi di loro provengono dal mondo dei serial e visivamente molti degli interpreti assomigliano tantissimo ai veri protagonisti delle vicende. Negli USA ora si guarda molto alle serie tv da quando si hanno prodotti come Mad Men, Breaking Bad, Game of Thrones, The Killing… È difficile produrre un buon film drammatico per il grande schermo, una cosa che sia all’altezza. Quindi per questi motivi si attinge al mondo dei serial anche per selezionare gli attori.

Il suo film è anche una sorta di riabilitazione del presidente democratico Carter?
BA:
Non sono un esperto politico ma dagli studi che ho condotto per realizzare il film ho capito che Carter ha contribuito notevolmente al rilascio degli ostaggi. Volevo fare un film che non fosse politico, che non fosse “distratto” da quella componente. Il mio intento era quello di realizzare unopera che potesse interessare tutti, che fosse espressione della storia che è realmente accaduta, a prescindere dallo schieramento politico.

Tra i produttori c’è anche George Clooney, che ha realizzato film a sfondo politico, ed è anche lui un attore diventato regista: le ha dato dei suggerimenti?
BA:
Per me c’è voluto molto per poter diventare un regista a tutti gli effetti, perché non è solo questione di trovare la giusta sceneggiatura o il giusto materiale, è anche una questione di fortuna. So bene che cosa significa perché da attore ho lottato per ottenere dei ruoli. Ho passato periodi in cui facevo provini ma non venivo scritturato, poi improvvisamente è accaduto il contrario: è arrivato il successo e con esso moltissimi copioni da visionare. In quei momenti devi ragionare bene o diventi bulimico e rischi di accettare ogni ingaggio. George Clooney essendo anche lui un regista sa benissimo che ruolo deve ricoprire il produttore e mi ha aiutato molto. Con persone come lui ti senti protetto, ha interesse nella tua arte e non è li a ripetere solamente “ti devi sbrigare, stai finendo il budget!“.

La Hollywood che descrive nel film è una sorta di ritrovo di cialtroni, bugiardi, che mentono a tutti. È molto divertente: è veramente così o è solo una sua visione?
BA:
Non vorrei arrivare a questa conferenza e dire che a Hollywood sono tutti pigri e bugiardi, perché poi avrei dei seri problemi a tornare a casa, ma le parole pronunciate dagli attori nel film sono solo humor, anche se una base di verità nella comicità c’è sempre. Hollywood è un posto dove tutti cercano di essere in tutto il tempo. Ho molti amici lì che non sono così come ho descritto i registi e produttori di Hollywood, quindi diciamo solo che non tutti sono così come in Argo.

Una delle frasi del film è anche un macaco può imparare a fare il regista: secondo lei ci sono molti macachi ad Hollywood?
BA:
(Ride) Credo che un po di scimmie in giro per Hollywood ci siano, forse senza saperlo sono anche io una di queste! Però la frase nel film è intesa nel contesto di humor che citavamo prima.

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