La prima cosa che penso quando incontro Benedict Cumberbatch è: che fine ha fatto Khan? Del muscoloso villain interpretato nel secondo Star Trek, sembra non essere rimasto niente: ha le spalle strette, il petto magro, un collo lunghissimo. L’estrema compostezza, unita agli occhi chiari e alla bocca carnosa, lo fa sembrare un incrocio tra Colin Firth e un angelo rinascimentale, ma senza la vena sorniona, vagamente burbera, del collega. È un tipo amichevole, ma inavvicinabile. Ha una bellezza talmente sfacciata, una presenza così eccentrica, che rimani spettatore anche quando ce l’hai a un metro. Per esempio: mentre lo intervisto mangia una banana, «lo spuntino ideale in queste situazioni», ma con gesti tanto misurati e precisi da sembrare studiati (anche se dubito che abbia studiato come mangiare una banana). La sua ultima trasformazione, non meno impressionante di quella compiuta per J.J.Abrams, l’ha sopportata per diventare Julian Assange (ne Il quinto potere), fondatore di Wikileaks, e inventore di un nuovo tipo di giornalismo: anarchico, libertario, ed esterno a qualsiasi sistema di potere. Un modo di intendere l’informazione che in meno di tre anni ha portato alla luce migliaia di informazioni riservate di carattere finanziario, diplomatico e militare, nell’ambito di un attacco frontale a ogni tipo di istituzione: dalle banche svizzere al governo americano.

Dopo Khan, Assange: un’altra trasformazione impressionante.
«Ci sono molti trucchi. Naturalmente ho lavorato sull’accento australiano e la sua pronuncia, ma abbiamo anche usato delle protesi per modificare la forma della mia bocca e lenti a contatto, che erano piuttosto scomode».
Non avete tutti e due gli occhi chiari?
«Sì, ma i miei tendono al verde, mentre i suoi sono chiarissimi e poi cambiano completamente a seconda della luce: in certe situazioni sembrano quasi neri».
È stato difficile raggiungere quella somiglianza?
«Sì e no. C’è moltissimo materiale video da cui prendere spunto, perché lui è un “frontman”, una persona impegnata in prima persona a diffondere un certo messaggio. Allo stesso tempo quando hai così tante cose da tenere a mente per imitare qualcuno, dalla voce alla gestualità, non è semplice non perdere la naturalezza».
Pensi che ci sia qualche punto di contatto tra te e lui?
«Siamo due persone che hanno il problema di gestire la propria immagine pubblica. Facciamo un lavoro che richiede un’audience più vasta possibile, e – se poi “funzioni” – la gente vuole sapere sempre più di te. Ma allo stesso tempo vorresti tenere separato il tuo lavoro dalla vita privata, il che ovviamente è molto difficile».
Questo mi fa venire in mente che Assange ha anche scritto un articolo sul New York Times in cui spiegava quanto sia strano come persona.
«Esatto, ed è una cosa che rivela molto di lui. Io volevo proprio dare una visione del personaggio lontana da quella che ne fornisce il gossip».

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(Foto: Getty Images)

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