Nike, Bibbia e mitragliatrici: i 400 calci rileggono il culto di Terminator al Best Movie Comics and Games 2025
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Nike, Bibbia e mitragliatrici: i 400 calci rileggono il culto di Terminator al Best Movie Comics and Games 2025

Dal mito religioso al marketing sfacciato: i 400 Calci raccontano la nascita e l’impatto di un’icona nel primo dei due panel dedicati ai due uomini-macchina più famosi del cinema

Nike, Bibbia e mitragliatrici: i 400 calci rileggono il culto di Terminator al Best Movie Comics and Games 2025

Dal mito religioso al marketing sfacciato: i 400 Calci raccontano la nascita e l’impatto di un’icona nel primo dei due panel dedicati ai due uomini-macchina più famosi del cinema

I 400 calci al panel del Best Movie Comics & Games

«Torno subito». È con questa battuta leggendaria – “quella per cui ancora oggi Arnold Schwarzenegger è riconosciuto in tutto il mondo” – che I 400 Calci danno il via al primo dei due incontri speciali organizzati a Best Movie Comics & Games 2025, l’evento dedicato a film, serie, fumetti, cosplay e cultura pop in scena il 7 e 8 giugno presso Superstudio Più di Viale Tortona 27 a Milano. Un appuntamento che, come da tradizione, non è solo un omaggio a un film cult, ma una vera dissezione pop e cinefila del suo mito. Il protagonista del giorno è Terminator, “fratello di sangue” del RoboCop di cui si parlerà il giorno seguente.

Uno degli elementi più affascinanti emersi dall’incontro riguarda l’accoglienza iniziale riservata al film di James Cameron, che – contrariamente a quanto accade spesso con i “grandi classici” – non venne percepito come tale nemmeno da chi ci lavorava. Come raccontano: «Terminator è uno dei rari casi in cui la gente, anche mentre lo stava facendo, diceva: “Eh, questa sarà una cazzatina, ce la dimenticheremo subito”. E invece è stato solo dopo, grazie alla ricezione del pubblico, che si sono accorti di avere fatto un capolavoro. E solo questo lo rende qualcosa di unico».

L’origine di Terminator affonda le radici nella biografia rocambolesca di James Cameron. Licenziatosi dopo pochi giorni dal set di Piranha 2, Cameron si rifugia in Italia e, tra una passeggiata e l’altra, colleziona fumetti. Ma soprattutto ha una visione: un robot che esce dalle fiamme: «Il progetto nasce da una visione che ha avuto Cameron: un robot che emerge dal fuoco. Poi si è detto: “Prendiamo Halloween di Carpenter, che ha inventato la figura dello slasher, e facciamo che stavolta sia davvero invincibile. Uno a cui puoi sparare addosso e non gli succede niente”.»

Quel concept iniziale si trasforma rapidamente in un contenitore di suggestioni: la fantascienza distopica, i viaggi nel tempo, il noir urbano e perfino la teologia. Uno dei momenti più illuminanti del panel è la lettura cristologica del film, un tema ricorrente nella fantascienza degli anni ’80, e che I 400 Calci snocciolano con ironia e profondità: «Ogni volta che si parla di androidi, c’è sempre la metafora cristologica. Pensate a Blade Runner, l’ultima scena: l’androide si apre la mano con un chiodo, si infligge le stigmate. È la stessa mano con cui poi salva Deckard. C’è sempre il mito, l’elemento mistico-religioso, che ritorna. Non è che ci sia per forza un messaggio, ma è un dato di fatto. Negli anni ’80, quando si metteva in scena un androide, si stava parlando del superuomo, dell’alterità, della divinità.»

Nel caso di Terminator, il riferimento biblico è ancora più chiaro: un emissario dal futuro, quasi un angelo della morte, che cerca di uccidere la donna destinata a generare il salvatore dell’umanità. Non è un caso che il cyborg abbia la faccia di Arnold, un fisico scultoreo che lo rende “una figura larger than life”.

Altra chicca del panel è la ricostruzione del casting, con tanto di aneddoti surreali: «Quando Schwarzenegger viene chiamato da Cameron, si aspetta di interpretare Kyle Reese, l’eroe umano. Ma Cameron si accorge subito che Arnold è ossessionato dai dettagli del Terminator: “Lui comincia a spiegare che il Terminator non deve guardare mentre carica la pistola, perché è una macchina, e Cameron capisce che quello è il ruolo perfetto per lui”.»

E poi il colpo di scena: le prime bozze di pre-produzione ritraevano O.J. Simpson come Terminator. Un’idea che Cameron abbandona presto: “Non lo vedeva come un assassino credibile”. Schwarzenegger accetta il ruolo solo dopo che Cameron gli garantisce che sarebbe stato montato in modo tale “da non farlo sembrare un cattivo”. Il risultato? Una figura impassibile, glaciale, che non pronuncia mai più parole del necessario. È l’archetipo del protagonista d’azione: silenzioso, determinato, invincibile.

Una delle chiavi del successo di Terminator, spiegano i redattori, è la sua natura ibrida. Non è solo un film di fantascienza. È anche un noir, un poliziesco, uno slasher, un thriller. Il risultato è una narrazione sempre mobile, che sfugge alle etichette. «Non sappiamo nemmeno bene a che genere appartenga. All’inizio pensi di essere in un thriller. Poi ci sono i flashback dal futuro. Poi sembra un horror. È un film che contiene tutti i generi

Nella parte finale, spazio alle rubriche “storiche” del collettivo, diventate leggendarie grazie alle loro dirette su Twitch:

  • “Per cui è brutto”: Terminator è un capolavoro? Forse. Ma su IMDb c’è scritto che Kyle Reese “ruba un paio di pantaloni a un senzatetto in meno di tre secondi”. Assurdo? Sì. E dunque, secondo la logica della rubrica, il film è brutto.

  • “Aneddoto più insulso della settimana”: lo sapevate che Terminator è uno dei soli due film in cui Arnold dice la frase “Get out”? L’altro è Il sesto giorno. È una “trivia” che qualcuno ha ritenuto fondamentale al punto da scriverla su IMDb.

  • “Premio Jimmy Bobo”: una sfida tra i nomi più assurdi nei credits. A contendersi la vittoria, “Rich King”, “Vince De Quattro” e l’indimenticabile “Helen McAvoy James”. Quest’ultimo vince a mani alzate, anche grazie al bonus per gli abbonati Twitch che potevano alzare due mani invece di una.

Nati nel 2009, I 400 Calci sono molto più di una testata: un fenomeno culturale. Hanno rivoluzionato il modo di fare critica cinematografica in Italia, mettendo al centro i film d’azione, horror e fantascienza con una competenza che non rinuncia mai al sarcasmo e all’autoironia. Hanno trasformato l’analisi filmica in intrattenimento puro, ma senza mai perdere la lucidità dello sguardo. Ecco perché, quando parlano di Terminator, lo fanno con lo stesso rispetto che altri riserverebbero a La dolce vita. Ma con più mitragliatrici e più battute su Franco Columbu.

Potete scoprire il programma completo del Best Movie Comics and Games e acquistare i biglietti online sul sito ufficiale dell’evento.

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