Best Movie Day, vi raccontiamo la nostra magica giornata tra le star
whatsapp

Best Movie Day, vi raccontiamo la nostra magica giornata tra le star

Il 30 maggio al Cinema Gloria di Milano i riflettori si sono accesi sul Best Movie Day, una giornata di talk, premiazioni, firmacopie, momenti da ricordare e proiezioni, in compagnia di alcune dei giovani talenti più amati del momento: vi raccontiamo come abbiamo trasformato una sala cinematografica in un bellissimo film dal vivo

Best Movie Day, vi raccontiamo la nostra magica giornata tra le star

Il 30 maggio al Cinema Gloria di Milano i riflettori si sono accesi sul Best Movie Day, una giornata di talk, premiazioni, firmacopie, momenti da ricordare e proiezioni, in compagnia di alcune dei giovani talenti più amati del momento: vi raccontiamo come abbiamo trasformato una sala cinematografica in un bellissimo film dal vivo

Quando le porte si sono aperte nel primo pomeriggio era già chiaro che sarebbe stata una giornata lunga. Fuori c’erano fan arrivati in anticipo per assicurarsi un posto ai panel più attesi, dentro si rincorrevano gli ultimi preparativi tra i check finali ai microfoni e quelli alle luci del palco. Qualche ora dopo avremmo fatto i conti con un cane che ruba sul palco la scena al suo padrone fumettista, con un pupazzetto da 1 milione di follower alto come un pacchetto di caramelle, con un rapper che si toglie la camicia per mostrare un tatuaggio ispirato da American Beauty, e con una premiazione baciata dalla musichetta della Champions League.
È l’immagine perfetta del Best Movie Day: un evento fatto di storie, capace di passare dal racconto personale alla leggerezza dell’imprevedibilità senza mai perdere il contatto con il pubblico. In sala si sono alternati Zerocalcare, Ugolize, Dani Faiv, Rocco Papaleo, Francesco Mandelli, Andrea Pisani, Nicola Nocella, Sarah Toscano, Alex Polidori e Gianluca Gazzoli, ognuno con il proprio mondo, il proprio stile, la propria idea di racconto. Ma da noi, sono tutti sullo stesso palco.

ZEROCALCARE, ZIGGY E LA FINE DI UNA TRILOGIA

Ad aprire la giornata è stato Zerocalcare, arrivato sul palco insieme al fedele Ziggy, ormai presenza quasi fissa nelle sue apparizioni pubbliche. E in effetti l’amico a quattro zampe si è preso subito il suo spazio, rotolandosi sulla moquette e dando vita a un piccolo show: «Ha ipnotizzato il pubblico», ha scherzato Michele. Il cuore della chiacchierata, però, è stato il suo nuovo show Due Spicci.
Zerocalcare ha spiegato che, al contrario dei precedenti, il progetto è nato in un periodo di maggiore vulnerabilità: «L’ho scritta in un momento in cui stavo più in difficoltà nella mia vita rispetto ad altri». E proprio le scene più intime sono diventate poi le più condivise dal pubblico: «Mi ha fatto piacere che le persone mi abbiano dato dei feedback emotivi: spesso la serie le ha toccate, ha smosso qualcosa in loro».
Parlando poi della colonna sonora, il fumettista di Rebibbia ha anche menzionato un retroscena legato nientemeno che a Lady Gaga: «Volevamo mettere The Edge of Glory, ma niente… ci ha detto di no».
E quando gli è stato chiesto cosa significhi oggi essere felice, la risposta è arrivata disarmante: «Non sono felice in questo momento, quindi non ce l’ho chiarissima la risposta». Piuttosto ha un desiderio concreto: «Tre anni senza rotture di cazzo».

UGOLIZE, IL MONDO DIETRO UNA BATTUTA

Dopo la proiezione speciale di Cena di classe la giostra dei panel è ripartita con Samuele Rovituso, premiato come Miglior Content Creator per la pagina da 1.4 milioni di follower Ugolize. Anche se, ad un certo punto, a monopolizzare l’attenzione di tutti è stato proprio Ugo. Non un gadget, non un pezzo di merchandise, ma il vero pupazzetto usato per creare ogni vignetta: «C’è solo lui. Se lo perdiamo è finita». Una battuta del nostro Giorgio Viaro che spiega perfettamente quanto artigianale sia il lavoro dietro il progetto: «Lo gestiamo io, Mattia Marangon e Pietro Alcaro. Ci siamo conosciuti ormai dieci anni fa. Avevamo pagine di meme separate, poi le abbiamo chiuse per dedicarci a qualcosa di condiviso». Da lì il passaggio a un universo riconoscibile, fatto di personaggi fisici e non renderizzati: «Io faccio le foto ai nostri pupazzetti, seguo la parte tecnica. Esistono tutti, sono fisicamente reali».
Il panel ha mostrato perfettamente il lavoro invisibile dietro un contenuto apparentemente semplice, con battute che nascono spesso in call, tra tentativi falliti e intuizioni improvvise: «Ci sentiamo e ognuno spara quello che gli viene in mente. Il 99% sono cagate che non funzionano, però magari dopo un’ora e mezza una cosa esce fuori». Il futuro? YouTube e una produzione vera e propria di Ugo, magari una serie TV. Intanto, il Best Movie Award è finito letteralmente nelle mani del pupazzetto: «Alla fine il premio è suo».

DANI FAIV, UNA VITA DA NERD

Il Nerd Award è forse uno dei premi più “identitari” dei Best Movie Award: non una categoria standard, ma un riconoscimento che celebra il nostro lato più geek e appassionato. Quest’anno è andato a Dani Faiv, rapper noto al grande pubblico anche per la partecipazione a Pechino Express. Un’esperienza più massacrante di quanto si possa immaginare dalla TV (che già non è poco): «È tutto più vero di quello che fanno vedere, perché tagliano un sacco di cose. Ma mentre sei lì è dura, vorresti morire». Il momento più difficile, però, non è stato “fisico”: «Non sentire mio figlio è stata la cosa peggiore. Ho consegnato il telefono il primo giorno ed è passato un mese prima che potessi chiamare casa».
Poi il discorso è scivolato naturalmente nel territorio nerd: videogiochi, cinema, serie e relativi tatuaggi. Alla domanda se si riconoscesse nella definizione di nerd, Dani Faiv ha risposto senza esitazioni: «Anche troppo. Sono malato». Ha raccontato al pubblico di aver fatto vedere a Fabio Rovazzi il capolavoro lisergico La montagna sacra di Jodorowsky, ma anche di aver doppiato “la macchina” di Fortnite: «Quando sali e metti la radio ci sono cinque stazioni, io sono una di quelle». E poi il momento più “scenografico” di tutti: Dani Faiv si è spogliato tra l’entusiasmo delle fan e ha mostrato i suoi tatuaggi in linea con la chiacchierata, tra cui il letto di rose di American Beauty e il volto di Quentin Tarantino: «Tra i suoi film il mio preferito è The Hateful Eight, l’ho visto settanta volte». Anche sulle serie non si è tirato indietro: «Breaking Bad è la più bella di sempre». Il Nerd Award non poteva finire in mani migliori.

ROCCO PAPALEO E IL BENE COMUNE

Con Rocco Papaleo i toni sono cambiati, ma l’ironia è rimasta protagonista. Premiato come Miglior Regista per Il bene comune, l’attore e regista ha portato sul palco il suo modo tutto personale di mescolare comicità, malinconia e impegno. «Mi dicono che ho una voce molto sexy», ha scherzato, per poi passare a raccontare la nascita del film. «Parte tutto dalla scoperta del pino loricato, questo albero secolare che mi sembrava una metafora molto forte della resilienza, così importante di questi tempi». Poi la visita al Parco del Pollino e l’idea di costruire un viaggio attorno a quel prodigio della natura. Un altro road movie dunque, un tipo di narrazione che Papaleo pratica spesso: «In fondo tutte le storie sono un po’ dei viaggi. A volte reali, a volte geografici, a volte esistenziali. La mia idea è di mostrare come le storie di ognuno di noi, se confrontate, ci mostrino quanto simili siamo».
Il “bene comune” oggi, cos’è? «Ridurre il divario tra i ricchissimi e i poverissimi.».
Il premio lo ha accolto con la sua consueta autoironia: «Sono sempre graditi, ma chi ca**o può dire che io sia stato davvero il miglior regista di questa stagione?». Perché, come ricorda, l’arte è soggettiva, non come gli 11 gol che segnò nel ‘97 in un torneo di calcio del suo paese…

CENA DI CLASSE, THE CHAMPIONS

Il panel più corale, caotico e cinematograficamente denso è stato quello dedicato a Cena di classe, prima protagonista di una proiezione speciale e poi omaggiato con l’Award al Miglior Film. Sul palco Francesco Mandelli, Andrea Pisani e Nicola Nocella hanno trasformato la premiazione in una conversazione piena di deviazioni, battute, riferimenti al tennis o alla finale di Champions League (in quel momento in corso), riflessioni sull’intelligenza artificiale e nostalgia. Ma, per iniziare, hanno raccontato la genesi del film, a partire dalla canzone dei Pinguini Tattici Nucleari: «Sentendola nell’estate del 2022 mi sono ho detto: cavolo, sembra di ascoltare un film», ha spiegato Pisani. Da quell’intuizione è venuto il coinvolgimento di Mandelli, il pitch alla produzione e la lunga fase di scrittura: «Ci abbiamo messo due anni. Volevamo fare una roba divertente, ma con una sfumatura ulteriore. Se dalla comicità provi a fare un passo in più e non è il momento giusto, diventa imbarazzante», ha raccontato il regista, seguito a ruota da Nocella, che ha parlato del set come di un luogo vivo: «Eravamo in questa scuola, stavamo lì, faceva un caldo atroce e c’era l’apertura di Francesco alla possibilità che venisse fuori qualcosa di bello. È stato un momento di grande forza e creatività». Si è parlato anche del politically correct: «Non ci siamo mai detti di voler fare una cosa “politicamente scorretta”. Volevamo solo essere fedeli alla verità del racconto: la funzione del cinema e dell’arte non è fare la morale». A fine panel, un momento “da bomber”. O, come dice Pisani, “una mandellata”: il premio alzato come una coppa, la musica della Champions League in sottofondo e tre “adolescenti” a prendersi gli applausi di tutti.

SARAH TOSCANO, IL CINEMA E LA LIS

Quando è arrivata Sarah Toscano, in sala è cambiata l’atmosfera. I fan la aspettavano dal primo pomeriggio: i più coraggiosi ci avevano chiesto quando sarebbe arrivata per le foto e le interviste. Li riconoscevi dalla t-shirt dell’ultimo tour e dalle lettere strette in mano.
Premiata come Miglior Attrice per Non abbiam bisogno di parole, film che ne ha segnato l’esordio come attrice, Sarah ha parlato della difficoltà di confrontarsi con la Lingua dei segni: «È stata un’esperienza impegnativa, perché si trattava di esplorare un mondo nuovo. Non ho imparato tutta la LIS, che richiede anni di studio, ma conosco degli elementi». Tre mesi di prove, un set vissuto come una scuola e un’occasione per scoprire parti di sé: «Ho tirato fuori cose che non avevo mai tirato fuori prima». Nel parlare di Atlantide, il brano scritto per il film, Toscano ha spiegato: «Parla del voler andare avanti, del voler superare un blocco. “Cambio direzione, ma non cambio l’intenzione”».
Il rapporto con Serena Rossi – premiata ex aequo come Miglior Attrice – è stato centrale nella lavorazione: «Lei è una persona splendida. È stato bello scoprire che è tale e quale a come la vedi sullo schermo. Anzi, anche meglio». Assente fisicamente, la collega ha salutato il pubblico in video: «Sono felicissima di condividere il premio con Sarah», aggiungendo che continuerà a fare il tifo per le artiste eclettiche, proprio come lo è lei.
Nicolas Maupas, a sua volta presente con un videomessaggio, ha ricevuto invece il premio come Miglior Attore per il film Alla festa della rivoluzione, ambientato poco dopo la Prima Guerra Mondiale, durante l’occupazione di Fiume da parte delle truppe guidate da D’Annunzio: «È stata una vera sfida, sia per l’epoca che per il personaggio. Spero di poter essere con voi la prossima volta».

ALEX POLIDORI, LA VOCE DEI MITI

Con Alex Polidori, premiato come Miglior Doppiatore, il Best Movie Day si è spinto dietro le quinte di un mestiere che solitamente si sente ma non si vede. Voce di due icone contemporanee come Timothée Chalamet e Tom Holland, Alex ha rivelato dettagli del suo lavoro che in pochi conoscevano. Uno su tutti, dover lavorare a progetti top secret, come nel caso del nuovo film di Nolan, su brandelli di girato e con immagini quasi completamente oscurate: «Non vediamo davvero i film in anteprima. E nemmeno le nostre scene in realtà. A volte vediamo solo un cerchietto intorno alla bocca del personaggio che dobbiamo doppiare».

Parlando dei suoi ultimi ruoli, Polidori ha spiegato: «Marty Supreme per me è stato tra i più impegnativi a livello recitativo. Io ho fatto pochissimi personaggi “negativi”, e in questo caso è stato entusiasmante. Ok, non è un cattivo in tutto e per tutto, però è un “bel pezzo di fango”». Il punto era tenere insieme attrazione e repulsione: «Quando lui gioca a ping pong vuoi che vinca, ma al tempo stesso dici: “questo è proprio uno stronzo”».
Per Peter Parker, il suo personaggio del cuore, serve invece un timbro più acuto: «Tom Holland ha una voce squillante. All’inizio mi sono dovuto sforzare molto per doppiarlo, ma ormai mi viene naturale». E dopo aver ricevuto il suo premio, Alex ha salutato il pubblico con l’inconfondibile voce italiana di Timothee Chalamet, lanciando l’ospite successivo.

GIANLUCA GAZZOLI, DAL BSMT ALLE STELLE

L’ultimo panel della giornata è stato quello con Gianluca Gazzoli, il popolare conduttore del podcast Padda dal BSMT e di una fortunata trasmissione su Radio Deejay, premiato con l’Award al Personaggio dell’Anno. Un riconoscimento che arriva dopo una stagione in cui il suo percorso si è allargato ancora fino ad arrivare al palco di Sanremo e al nuovo Toy Story 5, dove darà voce al mitico Bullseye.
L’annuncio del suo ingresso nel cast vocale del film ha aperto a una riflessione personale: «Quando realizzo qualcosa che si connette direttamente con l’adolescenza o l’infanzia, mi vengono proprio gli occhi a cuore, è fantastico». Parlando del BSMT ha invece spiegato: «Gli ospiti che invito arrivano sempre da una mia reale curiosità, è tutto molto naturale e spontaneo. Il segreto è chiedere sempre quello che interessa davvero, senza voler per forza mettere in difficoltà».
L’esperienza di Sanremo lo ha segnato profondamente: «Quando Carlo Conti mi ha chiamato è stato come se avessi visto tutti i puntini della mia vita unirsi. Finalmente qualcuno di grande stava riconoscendo il mio percorso». Prima di scendere i gradini dell’Ariston, ha raccontato, tutta la sua carriera gli è passata davanti agli occhi: «La “sagra della salsiccia”, gli inizi in radio, l’arrivo a Radio Deejay, il primo video che ha funzionato. Sul palco mi ha stupito rendermi conto di sapere già cosa fare. Non era magia: era tutto quello che avevo fatto prima che stava dando i suoi frutti».
Dopo aver ritirato il suo premio, Gazzoli ha chiuso il panel dicendo a Giorgio Viaro una delle cose che ama di più sentirsi dire dai suoi ospiti: «Sono venute fuori delle cose che di solito non dico».

Sul palco, il Best Movie Day si è concluso così. Mentre sul grande schermo è continuato infine con l’anteprima italiana di Ricchi… da Morire – Delitti in Famiglia, dark comedy con protagoniste le icone del cinema contemporaneo Glen Powell e Margaret Qualley. L’ultima scintilla, in una lunga giornata fatta di grandi storie.

© RIPRODUZIONE RISERVATA