Qualche volta anche le tragedie hanno un loro lato positivo. Per esempio, quando nel 2010 Andy Whitfield, l’attore gallese che aveva dato vita a Spartacus nella serie tv Spartacus – Sangue e sabbia, annunciò che avrebbe abbandonato il personaggio per dedicarsi a una lotta molto più seria (quella contro il cancro), nessuno avrebbe scommesso un euro sul futuro del franchise. No Whitfield, no Spartacus. Un vero peccato, visto il successo e la qualità stellare del serial prodotto dal canale americano Starz e trasmessa in Italia da Sky Uno. Eppure il forfait di Whitfield – che oggi sta meglio e tornerà a recitare – ha consentito a Steven DeKnight, creatore della serie, di dare vita alla miniserie Spartacus – Gli dei dell’arena, in onda dallo scorso agosto su Sky Uno. Che sì, porta ancora il nome dello schiavo gladiatore: ma non vi aspettate di trovarne traccia in nessuna delle sei puntate. Gli dei dell’arena è infatti un prequel, che prende spunto da un flashback che comparirà nella seconda stagione di Spartacus. Se la serie originale raccontava le gesta del guerriero della Tracia, catturato dai romani e costretto a lottare nell’arena di Capua, qui gli autori si concentrano sulla vita di Gannicus, il primo campione dell’arena. C’è dunque un nuovo protagonista (Dustin Clare, sconosciuto attore televisivo australiano), ma anche molte – quasi tutte – vecchie conoscenze: dal Batiatus interpretato da John Hannah, padrone della scuola di gladiatori più importante di Capua, alla moglie Lucrezia (Lucy Lawless alias Xena), fino all’allenatore di guerrieri Enomao (il gigantesco Peter Mensah). Quello che non cambia è la filosofia della serie: essendo nata su una tv privata, gli autori non hanno mai avuto necessità di porsi limiti di censura, e così Spartacus – Gli dei dell’arena è sexy e sanguinosa quanto la serie principale. Portare sesso e violenza in tv è diventata quasi una moda, negli ultimi anni, da quando il canale HBO e il suo True Blood hanno dimostrato che è possibile fare successo sul piccolo schermo anche mostrando qualche seno nudo. Eppure, anche in mezzo alle varie Game of Thrones, Camelot e Rome, Spartacus riesce a spiccare. Come una sorta di 300 all’ennesima potenza, tra rallenty di teste mozzate e baccanali orgiastici, Gli dei dell’arena prosegue sulla scia della serie madre, anche se con l’occhio più concentrato sui rapporti interpersonali (e quindi sul sesso…) e meno sulla violenza. Che comunque, non temano i fan, non mancherà di shockare per le circa 5 ore di durata. In fremente attesa di scoprire come l’australiano Liam McIntyre raccoglierà l’eredità di Andy Whitfield nella “vera” seconda stagione di Spartacus, intitolata Vengeance, vendetta…

L’articolo è pubblicato su Best Movie di settembre a pag. 141


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