quasi un’impresa titanica trovare un “Best Of” che renda giustizia ai gusti di tutti i componenti della redazione di una rivista di cinema. In certe annate possono volare anche i coltelli. Ecco perché, per riuscire ad appianare le divergenze tra differenti palati, è dovuta intervenire un’anomalia: Parasite del coreano Bong Joon-ho.
Film orientale contemporaneo al 100%, con tutte le controindicazioni del caso (certe scene violente non adatte a tutti gli stomaci), ha vinto la Palma d’Oro a Cannes, è lanciatissimo agli Oscar nella categoria Miglior film straniero e non solo, ha superato i 100 milioni di dollari al botteghino internazionale e in Italia, in particolare, ha riempito le sale grazie al passaparola.
È il film che mette d’accordo tutti: le giurie dei festival e l’Academy, la critica e il pubblico, i cinefili e i curiosi. Merito di una storia che racconta le fratture sociali del nostro tempo, mescolando generi e registri: si ride, ci si commuove, ci si ritrae disgustati o viceversa si viene attratti dalla guerra sociale che Joon-ho mette in scena.
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