Forte dei 29 milioni di euro guadagnati al botteghino nel 2010 con Benvenuti al Sud, Alessandro Siani e Claudio Bisio tornano a fare coppia per il sequel, Benvenuti al Nord, che Medusa distribuirà in sala da mercoledì 18 gennaio in oltre 800 copie. Sempre diretto da Luca Miniero, stavolta il film è scritto dallo stesso regista insieme a Fabio Bonifacci (e non più da Massimo Gaudioso, lo sceneggiatore entrato nell’entourage di Matteo Garrone con cui ha lavorato anche al copione di Big House che uscirà in sala questa stagione).
Seguendo la regola d’oro per cui squadra che vince non si cambia, Miniero ritrova tutti gli interpreti del primo film (oltre ai due mattatori protagonisti anche Angela Finocchiaro e Valentina Lodovini) e torna a seguire le vite di Alberto (Bisio) e Mattia (Siani), entrambi alle prese con una crisi coniugale e più di una rivoluzione sul lavoro. E questa volta lascia Castellabate per spostare lo sguardo al Nord, in particolare a Milano: nel mirino vizi e virtù meneghini.
«Benvenuti al Nord ha come tema centrale il lavoro» ha spiegato il regista in conferenza stampa. «Attraverso il personaggio di Paolo Rossi (l’unica vera new entry, ndr), il Dottor Palmisan – una sorta di parodia di Marchionne -, abbiamo voluto esasperare l’ossessione verso un efficientismo di cui una città come Milano non ha bisogno. Mentre nell’altro film si trattava di smentire un solo stereotipo: il Sud non è solo camorra, qui la fotografia è in realtà più complessa, perché non si tratta semplicemente di mostrare che il Nord non è solo lavoro o ricchezza».
Benché l’intero cast confermi che questa volta si percepiva una maggior tensione sul set rispetto a Benvenuti al Sud e anche una maggior responsabilità («io ero molto più nervosa, alcuni giorni anche un po’ isterica, e i miei colleghi lo possono confermare» confessa la Lodovini), è vero anche che «tornare a girare il sequel è stato come tornare a casa» ammette Angela Finocchiaro. Che in Benvenuti al Nord recita nel doppio ruolo di Silvia, moglie di Alberto, e di Erminia, sua suocera, nonché una vecchietta con pregiudizi un po’ razzisti sui meridionali che trova, però, in Scapece (Salvatore Misticone), tipico uomo del Sud, un grande amico con cui dialogare perfino in stretto dialetto del nord.
Sarà per il doppio ruolo della Finocchiaro o per la determinazione della Lodovini (che il film celebra in tutta la sua bellezza e «nella sua quarta di reggiseno» scherza di Bisio), quel che è certo è che in Benvenuti al Nord le donne trovano un maggiore spazio: «Questo non significa che siamo migliori, perché anche noi abbiamo le nostre ossessioni. Sicuramente siamo il motore dell’azione e forse anche un po’ più mature, responsabili e innamorate» conferma Valentina, che ha approfittato dell’occasione per dichiarare anche il suo amore a Milano: «Adoro questa città, così europea, così piena di stimoli: milanesi, mi adottate?».
Tutto comincia quando Mattia, in crisi con la moglie Maria (Lodovini), viene trasferito a Milano nell’ufficio di Alberto, promosso alla guida di un progetto di ammodernamento destinato a cambiar faccia a tutti gli uffici postali d’Italia dal singolare nome E.R.P.E.S., divertente acronimo di efficienza, rapidità, puntualità, energia, sorriso.
E sono stati proprio i sorrisi, anzi le risate, a caratterizzare la conferenza stampa di presentazione del film, dove – inutile dirlo – ci hanno pensato ancora una volta Bisio e Siani a rubare la scena agli altri.
Best Movie li ha incontrati per voi.
Best Movie: Come si è evoluto il tuo personaggio, Mattia?
Alessandro Siani: Ho cercato di umanizzarlo, di far venire fuori i sentimenti, di renderlo semplice e vicino alle persone. Mattia è il classico amico della porta accanto che cerca di strapparti un sorriso con una battuta.
BM: Com’è cambiato invece Alberto?
Claudio Bisio: Stavolta io sono quello più facilitato, perché è Mattia a cambiare città. A Castellabate ero io l’alieno: tutto mi sembrava strano e particolare. Ora tocca a lui sentirsi straniero. Una sensazione che Alessandro ha provato veramente anche durante le riprese: quando gli abbiamo detto che avremmo girato all’Isola, si è portato dietro il costume! Non aveva capito che fosse un quartiere di Milano. Era come un pesce fuor d’acqua.
BM: A proposito di pesci, nel film c’è una scena particolare…
CB: Sì, quella in cui Mattia è appena arrivato a Milano; io sto litigando con mia moglie e per cena lei ha preparato il sushi.
AS: È la mia preferita perché il regista mi ha permesso di improvvisare e ho tirato fuori una specie di respirazione bocca a bocca con un pesce rosso.
BM: Per i comici meridionali Massimo Troisi è sempre un punto di riferimento. C’è qualcosa che la lega ancora a lui?
AS: Purtroppo non ho mai avuto la possibilità di vederlo dal vivo né di conoscerlo. È vero che soprattutto noi artisti napoletani lo sentiamo vicino, ma non si tratta di qualcosa in particolare piuttosto di un atteggiamento: ha un modo di porsi molto più naturale e vero. Troisi parlava di sentimenti e io cerco di avvicinarmi a questo. Ma non scherziamo, però: lui è Maradona e io al massimo sono Lavezzi.
BM: Quanto è complicato dividere la scena e i tempi comici con un altro comico così diverso da te?
CB: Per far ridere c’è un lavoro pazzesco, quasi scientifico, e al tempo stesso non c’è nessuna certezza di quali saranno le reazioni del pubblico. Per questo è importante che si crei un’alchimia con i colleghi. Tra me e Alessandro c’è e credo che sia proprio perché siamo così differenti: è quello il nostro collante, ciò che ci rende perfetti insieme.
BM: Cosa ricordate con più piacere delle riprese?
CB: Ho potuto riscoprire una Milano che non ricordavo e devo dire grazie al regista, Luca Miniero, un napoletano che ha vissuto dieci anni al nord e che ha saputo fotografare la città in un modo stupendo. Tanti milanesi riscopriranno, come ho fatto io, i quartieri Isola e Garibaldi, posti dove se guardi bene trovi ancora le vecchie latterie mentre lo skyline, sopra di loro, cambia in continuazione.
AS: Invidio molto a Claudio la scena del perizoma tigrato. Ha un rapporto molto bello con il suo fisico: io mi sarei vergognato a morte invece lui svolazzava da una parte all’altra del set, abbiamo dovuto assalirlo per farlo fermare.
(Foto: Kikapress)
