Mentre leggete queste righe, forse Javier Bardem sarà diventato padre per la prima volta. Dopo una gloriosa carriera in patria (la Spagna), il patentino di sex symbol da esportazione e la consacrazione oltreoceano con tanto di Oscar (per Non è un Paese per vecchi dei fratelli Coen), ora lo aspetta un altro traguardo decisivo. Condiviso con la moglie e collega Penélope Cruz, l’altra metà della coppia di “chicos” più invidiata del pianeta. Negli stessi giorni è arrivata anche un’altra candidatura agli Academy Award, la terza. Il film in questione è Biutiful, diretto da Alejandro González Iñárritu. Applaudito e discusso all’ultimo Festival di Cannes, da cui Javier è tornato con la Palma d’oro per la sua acclamata performance, è la storia straziante di un uomo che si accorge di essere gravemente malato. E che comincia a temere per il futuro dei suoi figli, che sta crescendo lui essendo la moglie mentalmente instabile. Insomma, c’è abbastanza materiale per una statuetta…

Best Movie: Allora Bardem, come si è calato in questa tostissima parte?
Javier Bardem: «Io e Alejandro, un regista con cui da molto tempo avevo voglia di lavorare, ci siamo dati la mano e abbiamo scalato insieme la più impervia delle montagne. Sono stati cinque mesi durissimi, psicologicamente e fisicamente, una prova del tutto nuova per me. Ma posso dire di essere sopravvissuto».

BM: Alcuni hanno definito Biutiful il “film della maturità” di Iñárritu: lo è stato anche per lei?
JB: «Sicuramente il personaggio di Uxal mi ha costretto a vedere le cose in modo diverso. Per lui la morte non è la fine: è una chiamata improvvisa che ti costringe a riconsiderare tutta la tua vita con occhi nuovi. Non so se la mia idea della morte sia cambiata, ma vivere nei suoi panni mi ha profondamente segnato».

Per leggere il resto dell’intervista corri a comprare la rivista. Best Movie di febbraio è già in edicola.

Sotto, Javier Bardem (42 anni) ingrigito e sciupato per Biutiful e il trailer del film:


© RIPRODUZIONE RISERVATA