È assurdo che nessuno ne parli: questo film del 2023 è tra i più sottovalutati degli ultimi anni
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È assurdo che nessuno ne parli: questo film del 2023 è tra i più sottovalutati degli ultimi anni

Accolto in modo entusiasta da critica e pubblico, racconta l’ascesa e il crollo di un colosso tecnologico con uno stile sorprendente.

È assurdo che nessuno ne parli: questo film del 2023 è tra i più sottovalutati degli ultimi anni

Accolto in modo entusiasta da critica e pubblico, racconta l’ascesa e il crollo di un colosso tecnologico con uno stile sorprendente.

È sempre più raro che un film riesca a mettere d’accordo critica e pubblico. E quando i voti sfiorano la perfezione – con percentuali altissime su entrambe le parti – il risultato dovrebbe essere inevitabilmente sotto i riflettori. Eppure, non sempre funziona così. Esiste infatti un titolo uscito nel 2023 che, nonostante l’accoglienza entusiastica, continua a essere sorprendentemente poco discusso.

Si tratta di BlackBerry, dramedy diretto da Matt Johnson che racconta l’ascesa e il crollo di uno degli oggetti tecnologici più influenti degli ultimi decenni. Il film segue le vicende di Mike Lazaridis e Jim Balsillie, due figure fondamentali nella nascita dello smartphone che ha rivoluzionato il modo di comunicare, mostrando il lato più caotico e spietato dell’industria tech quando era ancora agli inizi.

Quello che rende BlackBerry così interessante è la sua capacità di trasformare un tema potenzialmente freddo o tecnico in un racconto estremamente coinvolgente. Non è solo la storia di un prodotto o di un’azienda, ma un ritratto umano fatto di ambizione, intuizione e, inevitabilmente, fallimento. Il film riesce a raccontare la corsa all’innovazione come una vera e propria spirale, in cui il successo si trasforma rapidamente in pressione e perdita di controllo.

Gran parte del merito va alle interpretazioni. Jay Baruchel offre una prova misurata e credibile, perfettamente in linea con il tono del film, mentre Glen Howerton domina la scena con una performance intensa, nervosa e imprevedibile. Ogni sua apparizione porta con sé un’energia caotica che contribuisce a rendere la narrazione sempre più tesa e instabile.

Anche la regia gioca un ruolo fondamentale. Matt Johnson costruisce un racconto dinamico, fatto di ritmo serrato e scelte stilistiche precise, che accompagnano lo spettatore in un percorso sempre più frenetico. Il film alterna momenti ironici a una progressiva deriva più cupa, mantenendo però un equilibrio sorprendente tra i due registri.

Ed è proprio questa capacità di cambiare tono a rendere BlackBerry così efficace. Parte come una commedia brillante, quasi leggera, per poi trasformarsi gradualmente in qualcosa di più amaro e disilluso. Il passaggio tra i due registri avviene in modo naturale, senza forzature, e permette al film di costruire un crescendo emotivo che resta fino all’ultimo.

Non sorprende quindi che molti spettatori lo considerino una vera e propria gemma nascosta. È uno di quei film che, una volta terminati, spingono a voler approfondire le storie reali dei personaggi e il contesto storico in cui si muovono. Un racconto capace di incuriosire e coinvolgere anche chi, inizialmente, potrebbe non essere interessato al tema.

Alla fine, BlackBerry è uno di quei rari biopic capaci di intrattenere dall’inizio alla fine, anche concedendosi qualche libertà rispetto alla realtà. Un film teso, brillante e sorprendente, che dimostra come anche una storia apparentemente di nicchia possa diventare un racconto universale. Ed è forse proprio questo l’aspetto più curioso: nonostante tutte queste qualità, resta ancora oggi uno dei titoli più sottovalutati degli ultimi anni.

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