Grossa svolta nel contenzioso legale tra Blake Lively e Justin Baldoni: un giudice federale ha archiviato la maxi-causa per diffamazione da 400 milioni di dollari intentata dall’attore e regista contro Lively, suo marito Ryan Reynolds, la loro addetta stampa e il New York Times. Una svolta netta in favore dell’attrice di It Ends With Us, che aveva precedentemente denunciato Baldoni per molestie sessuali e ritorsioni. La decisione del giudice rappresenta un primo, importante successo per il team legale di Lively, mentre il vero processo è atteso solo nel 2026.
Il giudice Lewis J. Liman ha respinto completamente la causa per diffamazione intentata da Baldoni, che includeva anche accuse di estorsione e altri reati. Tuttavia, ha lasciato aperta la possibilità per Baldoni di modificare e ripresentare alcune accuse relative all’interferenza con rapporti contrattuali. In una dichiarazione ufficiale, gli avvocati di Lively hanno accolto con entusiasmo la decisione: «La decisione di oggi è una vittoria totale e una completa rivendicazione per Blake Lively, così come per le altre persone coinvolte nella causa ritorsiva intentata da Justin Baldoni e dalle parti di Wayfarer, tra cui Ryan Reynolds, Leslie Sloane e il New York Times. Come abbiamo sempre sostenuto, questa causa da “400 milioni di dollari” era una farsa, e la Corte l’ha riconosciuto immediatamente. Ora attendiamo la prossima fase, in cui chiederemo il rimborso delle spese legali, danni tripli e danni punitivi contro Baldoni, Sarowitz, Nathan e gli altri soggetti di Wayfarer che hanno portato avanti questo contenzioso abusivo».
Blake Lively ha avviato la sua causa in ambito federale, accusando Baldoni e i produttori di It Ends With Us di molestie sessuali e ritorsioni dopo aver denunciato le condizioni di lavoro sul set. Baldoni, in risposta, ha denunciato Lively, Reynolds, la loro publicist e il New York Times, sostenendo che avessero cospirato per distruggere la sua carriera con accuse false. Il giudice Liman ha stabilito che le dichiarazioni iniziali di Lively — contenute in una denuncia al California Civil Rights Department e poi condivise con il Times — erano coperte dal “privilegio del contenzioso”, che garantisce l’immunità da azioni per diffamazione. Anche il lavoro giornalistico del New York Times è stato giudicato protetto dal “privilegio del resoconto corretto”, che tutela la stampa nella copertura di procedimenti legali.
Il giudice ha inoltre stabilito che Reynolds non ha diffamato Baldoni, poiché si era basato sul racconto della moglie, senza motivi per dubitare della sua veridicità. Stessa conclusione per Leslie Sloane, l’addetta stampa di Lively, in relazione ai suoi rapporti con il Daily Mail. Il vero processo, quello intentato da Lively contro Baldoni e Wayfarer Studios, è atteso nel marzo 2026. Ma per ora, il primo round è vinto da Blake.
Leggi anche: Blake Lively svela le sue carte contro Justin Baldoni: «Testimonieranno anche loro»
Foto: Dave Benett / Bryan Bedder / Getty Images
Fonte: Variety
© RIPRODUZIONE RISERVATA