Oltre 1600 pagine di romanzo, sottolineate, ripetute a memoria, anche tatuate (la frase «e il lupo si innamorò dell’agnello» è la più marchiata su pelle tra le citazioni) ed ecco che arrivati alla prima volta di Edward e Bella nel romanzo viene spontaneo chiedersi se davvero Stephenie Meyer avesse ancora voglia di scrivere la storia d’amore più acclamata di tutti i tempi dopo Romeo e Giulietta. I due, nella caraibica isola di Esme dove sono approdati per la luna di miele, chiudono la porta dietro di loro e dopo qualche salamelecco malizioso si risvegliano il giorno dopo ricoperti dalle piume dei cuscini che Edward avrebbe “fatto a pezzi” la notte prima. Tutto qui? Ebbene sì, pagine e pagine di sospiri, di svenimenti di Bella al semplice tocco dell’amato, capitoli interi sulla depressione che ha colto Bella mollata da Edward, ore e ore a parlare del perché sarebbe stato impossibile consumare il loro amore a causa del rischio che Edward liberasse i propri istinti e quando finalmente arriva il momento di concludere, ci sbattono la porta in faccia e tanti saluti. Robe da matti, da abbandonare la fede twilightica e scrivere una veemente lettera di protesta all’autrice. Ma i fan della saga non se la sono sentita di inveire contro il vate contemporaneo dell’amore, loro guru spirituale e icona emo transgenerazionale. E hanno riposto la loro fiducia nell’alter ego di celluloide della Meyer, quella Melissa Rosenberg che ai copioni della saga è sempre riuscita a conferire la snellezza e l’incisività che il cinema pretende. A lei è toccato, dunque, l’arduo compito di rendere memorabile quella scena che inspiegabilmente – o forse per la sua etica mormona? – la Meyer ha bypassato.

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