Buffy, questo episodio partiva da un'idea geniale... ma è tra i più odiati della serie
whatsapp

Buffy, questo episodio partiva da un’idea geniale… ma è tra i più odiati della serie

Non conquistò il pubblico, eppure affrontava già nel 1997 un problema destinato a diventare estremamente attuale

Buffy, questo episodio partiva da un’idea geniale… ma è tra i più odiati della serie

Non conquistò il pubblico, eppure affrontava già nel 1997 un problema destinato a diventare estremamente attuale

Con i suoi 144 episodi, Buffy l’ammazzavampiri è riuscita a mantenere nel corso delle sue sette stagioni una qualità piuttosto costante, anche se naturalmente non tutti i capitoli della serie sono ricordati con lo stesso affetto dai fan. Alcuni degli episodi più discussi appartengono proprio alle prime stagioni, quando lo show stava ancora cercando di trovare definitivamente la propria identità e seguiva maggiormente la struttura del “mostro della settimana”.

La prima stagione, composta da appena 12 episodi, contiene già alcuni momenti capaci di anticipare ciò che Buffy sarebbe diventata. Il finale, ad esempio, mette al centro il difficile rapporto della protagonista con il proprio destino e con le responsabilità legate al ruolo di Cacciatrice, uno dei temi che accompagneranno Buffy per tutto il resto della serie.

Non tutti i protagonisti, però, ebbero un debutto altrettanto riuscito quando arrivò il momento di metterli al centro della storia. E Willow Rosenberg è probabilmente uno degli esempi più evidenti.

Il primo episodio realmente incentrato su Willow è I, Robot… You, Jane, ottavo appuntamento della prima stagione. La storia vede il personaggio interpretato da Alyson Hannigan iniziare a parlare online con quello che crede essere un ragazzo di nome Malcolm, finendo progressivamente per innamorarsi di lui.

La realtà è naturalmente molto diversa. Malcolm è infatti l’identità utilizzata da Moloch, un antico demone finito accidentalmente all’interno di Internet.

L’episodio non è mai riuscito a conquistare completamente il pubblico e, ancora oggi, rimane uno dei capitoli meno apprezzati della serie. Su IMDb ha un punteggio di 6,6/10, il più basso dell’intera prima stagione. Nell’intera serie soltanto pochi episodi hanno ottenuto valutazioni inferiori, tra cui Where the Wild Things Are e Beer Bad, entrambi appartenenti alla quarta stagione.

Uno dei principali problemi riguarda proprio il modo in cui viene rappresentata Willow. Già nei primi episodi viene mostrata come estremamente intelligente, competente con i computer e ormai consapevole dell’esistenza del soprannaturale. Per questo risulta difficile credere che possa fidarsi così facilmente di uno sconosciuto incontrato in una chat.

Naturalmente il personaggio è ancora profondamente insicuro. Willow si sente spesso inferiore a Buffy ed è innamorata di Xander senza essere ricambiata, elementi che la rendono particolarmente vulnerabile. In questo episodio, però, queste caratteristiche vengono spinte fino al punto da privarla quasi completamente della propria autonomia.

Anche Moloch fatica a funzionare come antagonista. La storia cerca inizialmente di presentarlo come una figura capace di esercitare un particolare fascino sulle proprie vittime, ma non approfondisce mai davvero il motivo per cui dovrebbe risultare così irresistibile.

Il finale, con Moloch trasformato in una creatura robotica pronta ad affrontare Buffy, non aiuta. Quella che avrebbe potuto essere una storia interessante sul rapporto tra tecnologia, solitudine e manipolazione finisce così per trasformarsi in uno degli scontri meno memorabili della seri

Eppure, dietro ai suoi numerosi problemi, I, Robot… You, Jane nascondeva un’intuizione sorprendentemente moderna.

L’episodio affrontava infatti già nel 1997 i rischi legati alle relazioni nate su Internet: Willow crede di conoscere una persona attraverso una chat, costruisce un legame emotivo con lei e scopre soltanto in seguito che dietro quell’identità si nasconde qualcuno di completamente diverso.

In altre parole, Buffy stava raccontando una forma primitiva di quello che molti anni dopo sarebbe diventato comunemente noto come catfishing. Il termine sarebbe entrato nella cultura popolare soprattutto grazie al documentario Catfish del 2010, più di un decennio dopo la messa in onda dell’episodio.

L’intuizione, tuttavia, viene penalizzata da dialoghi che oggi risultano inevitabilmente datati e da una rappresentazione di Internet profondamente legata all’immaginario tecnologico degli anni Novanta.

A salvare almeno in parte l’episodio contribuisce inoltre l’introduzione di Jenny Calendar, destinata a diventare un personaggio importante della serie, insieme alla sua immediata sintonia con Giles.

Fortunatamente, il primo episodio dedicato a Willow non avrebbe definito il futuro del personaggio. Nel corso delle stagioni successive, Willow diventa progressivamente una delle figure più complesse e importanti dell’intera serie.

Le insicurezze mostrate già nella prima stagione non vengono abbandonate, ma trasformate in una componente fondamentale della sua evoluzione. Willow teme di essere lasciata indietro da Buffy e Xander e di non essere abbastanza importante per le persone che ama.

Il suo rapporto con la conoscenza prima e con la magia successivamente nasce anche da questa necessità: essere potente e indispensabile significa, per Willow, ridurre il rischio di essere abbandonata.

Proprio queste fragilità contribuiranno a renderla uno dei personaggi più umani e sfaccettati di Buffy l’ammazzavampiri. Un percorso ancora più significativo considerando che tutto era iniziato con un episodio che, quasi trent’anni dopo, rimane tra i meno apprezzati dell’intera serie.

Fonte: ScreenRant

© RIPRODUZIONE RISERVATA