«Bumblebee è un nome del c***o», Shia LaBeouf parla di Transformers
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«Bumblebee è un nome del c***o», Shia LaBeouf parla di Transformers

I tempi dei blockbuster sono finiti: la carriera dell'attore è ora proiettata verso lavori sperimentali

«Bumblebee è un nome del c***o», Shia LaBeouf parla di Transformers

I tempi dei blockbuster sono finiti: la carriera dell'attore è ora proiettata verso lavori sperimentali

Uno degli attori più controversi di Hollywood passato rapidamente, negli anni, da blockbuster come Transformers a pellicole d’autore, come Nymphomaniac di Lars von Trier. Shia LaBeouf ci ha abituati con il tempo a dichiarazioni scandalo e a lavori discutibili. L’ultimo, il video girato per la cantante Sia e accusato di mostrare scene di pedofilia, Elastic Heart.

I tempi di Transformers sono dunque archiviati, e La Beouf non li rimpiange affatto: «Bumblebee è un nome del c***o, non è mai sembrato realistico: già solo dal nome non ti può sembrare vero e non importa quanta fatica ci metterai, perchè dall’altro lato hai un regista che per primo non ci crede.» Ora, al contrario, l’attore sta focalizzando la sua attenzione verso i territori dell’esplorazione del limite e delle soglie oltre cui il corpo non può andare. Questa ricerca non si è arrestata all’esperimento del video musicale, ma rientra anche nei suoi prossimi lavori: è stato infatti scritturato per il primo film USA di Andrea Arnold, una storia adolescenziale di festini e bagordi, ed è produttore esecutivo di Love True di Alma Har’el, documentario presentato al Tribeca.

«Avevo bisogno di disintossicarmi: ero in una relazione di  me**a e avevo problemi con la droga e con l’alcol e sentivo di dovermi buttare in nuovi progetti. Le ho scritto una lettera da fan e così sono finito nel video di Fjögur Piano dei Sigur Rós e ora in questo nuovo progetto». Il film, spiega l’attore, è molto diverso dal video musicale uscito qualche mese fa: «quello di Sia è un lavoro più estetico: è ginnastica, è come un passo di danza, lì ti verrà da piangere per forza. Fantastico, ma è un po’ come Scarface: non ho niente contro Al Pacino, ma c’è una grossa differenza tra qualcosa che viene presentato e qualcosa che viene rappresentato. Penso che anche lui sarebbe d’accordo con me sul fatto che quel film sia una rappresentazione, mentre Joaquin Phoenix per esempio è una presenza a sè».

Love True seguirà tre linee di racconto, essendo ambientato tra le Hawaii, New York e l’Alaska e si baserà su alcuni footage che diventeranno il resoconto emotivo dei trascorsi della regista in seguito la suo divorzio.

Fonte: THR

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