In una sola giornata, Cannes si gioca due dei nomi più attesi del concorso: Kitano e Inarritu.

Il primo torna con Outrage al suo genere preferito, il gangster movie, dopo le sperimentazioni della Trilogia del Suicidio Artistico (Takeshis’, Glory to the Filmmaker!, Achille e la tartaruga). Il film racconta del regolamento di conti tra due clan rivali della yakuza, che fanno capo alla stessa famiglia: la morte di un boss e un banale malinteso scatenano una reazione a catena che nessuno riesce né vuole più fermare, sperando che il rimescolamento delle gerarchie gli porti qualche vantaggio.

Il film è una sequenza quasi ininterrotta di omicidi e torture, in cui anche la proverbiale ironia di Kitano fa capolino soltanto di rado. C’è molto sangue e pochissima pietà per i personaggi: i corpi si ammonticchiano l’uno sull’altro senza soluzione di continuità. Kitano, che come al solito scrive, interpreta e dirige, qui è il braccio destro di uno dei due capi-clan in guerra, ed è il sicario più spietato dell’intera famiglia: in una scena lo vediamo aggredire un uomo con un trapano dentistico fino a riempirgli la bocca di sangue. Sulla Croisette Outrage è stato accolto con una certa freddezza.

Maggiori entusiasmi hanno invece suscitato Alejandro Gonzales Inarritu e Javier Bardem, rispettivamente regista e protagonista di Biutiful (nella foto un frame). Ambientato in una Barcellona periferica e degradata, che non sembra nemmeno la stessa città rappresentata sulle guide turistiche, Biutiful racconta la vita disastrata di Uxbal (Bardem), un dropout che campa sfruttando il lavoro di immigrati clandestini, costretti a una vita senza dignità e futuro. Uxbal, che ha una moglie psicologicamente instabile e due figli, affronta le giornate con un misto di cinismo e disgusto per se stesso, fino a che non scopre di avere il cancro.

Biutiful è un film plumbeo e doloroso, che segna un ulteriore passo nell’oscurità dei destini umani da parte del regista messicano – per la prima volta al lavoro senza lo sceneggiatore Arriaga (passato alla regia con The burning plain) – dopo Amores Perros, 21 grammi e Babel. E molte voci qui lo danno già candidato ai premi maggiori del concorso.

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