Anche in conferenza stampa si respira quell’atmosfera poetica e quasi eterea che fa da sfondo al film di Gus Van Sant. Sarà la presenza di una bellezza delicata come Mia Wasikowska o forse semplicemente la tranquillità che il regista Gus Van Sant riesce a trasmettere anche quando risponde alle domande, non solo sul set. «In effetti cerco sempre di creare un ambiente rilassato durante le riprese. Mi sembra il modo migliore di lavorare e creare affiatamento e coinvolgimento. Un’atmosfera positiva favorisce lo scambio, la comprensione eil dialogo. Ed è da questo che si imparano molte cose».
Presenti in sala anche lo sceneggiatore Jason Lew e la produttrice Bryce Dallas Howard. «Jason è un mio amico fin dai tempi dell’università. Quando mi ha fatto leggere questa sceneggiatura per me è diventata un’ossessione. L’ho trovata talmente splendida che ho fatto di tutto per riuscire a realizzarla. Da qui è nata la mia avventura di produttrice: non l’ho cercato. Semplicemente è capitato. E naturalmente mi sono fatta consigliare e aiutare da mio padre (Ron Howard, ndr) a cui ho sottoposto diverse versioni del testo. Spero di poterlo fare ancora, sempre con film altrettanto toccanti e di forte impatto». «Io avevo iniziato a sviluppare tre diverse storie» ha raccontato lo sceneggiatore «quella di una ragazza affetta da cancro, quella di un ragazzo segnato dalla morte dei genitori e quella di un ex soldato giapponese che non è mai riuscito a consegnare l’ultima lettera d’amore alla sua amata e stavo cercando un modo per intrecciarle. Così è nato Restless e quando abbiamo saputo che Gus Van Sant era disponibile per dirigerlo per me e Bryce è stato un sogno».
«Solo dopo averlo visto finito – ha aggiunto il regista – ci siamo resi conto di come questo film fosse un omaggio al cinema francese: una storia d’amore singolare che ricorda molti film francesi . Io ho cercato di non aggiungere nulla, ma di seguire con la camera le scene e far risaltare soprattutto i dialoghi, molto forti e raffinati. In generale questo è il mio modo di lavorare con la macchina da presa: è stato così per un film “classico” come Restless ma anche per film più “sperimentali” come Gerry, Paranoid Park e Last Days». «Anche la scelta di non fare alcun accenno a Internet o ai social network, ma piuttosto di lasciare spazio alle lettere d’amore, ai libri, al disegno e a un certo tipo d’abbigliamento ha contribuito a creare un’atmosfera sofisticata e retro tipica del cinema francese» ha ribadito Jason Lew.
Sia Henry Hopper, al suo debutto, sia Mia Wasikowska si sono detti molto contenti di aver preso parte a questo progetto. «L’aspetto più interessante e bello è stato cercare di rendere il mio personaggio, che sta andando incontro alla morte, pieno di vita e gioia di vivere. Un ossimoro, quasi, eppure una sua straordinaria capacità di godere delle cose semplici della vita. Un grande insegnamento di vita» ha infine raccontato la Wasikowska. (Foto Getty Images)
Cannes 2011: la poesia di Restless
Scelto come film d'apertura della sezione Un Certain Regard, il film di Gus Van Sant è stato presentato ai giornalisti in conferenza stampa
