È ancora Jack Sparrow. Il quarto capitolo della saga dei Pirati dei Caraibi – nonostante il cambio di timone dietro la macchina da presa, Rob Marshall e non più Gore Verbinski, e un cast rinnovato che perde Keira Knightley e Orlando Bloom, ma acquista la caliente Penélope Cruz, Ian McShane e i giovani Sam Claflin e Astrid Berges Frisbey – porta ancora l’inconfondibile firma di Capitan Johnny Depp. Eccentrico ed evanescente quanto basta a renderlo ancora (dopo quattro episodi) incredibilmente intrigante e irresistibile agli occhi del pubblico, Jack Sparrow salpa quasi involontariamente per una nuova avventura alla ricerca della Fonte dell’Eterna Giovinezza, dietro la quale si nasconde un’abile stratega: Angelica, figlia del temibile pirata Barbanera (un Ian McShane molto efficace nella parte del villain, anche da un punto di vista fisico), un tempo sedotta e poi abbandonata da Sparrow. Nonostante il fuoco della passione non si sia mai estinto del tutto, quel che porta la bella Angelica da Sparrow è la consapevolezza che lui sia l’unico in grado di condurre lei e suo padre alla Fonte, la stessa su cui sta facendo rotta anche Barbossa, che nel frattempo ha perso la gamba destra e si sostiene su una protesi di legno. Troppo semplice pensare che per ottenere il dono dell’eterna giovinezza basti trovare la fontana e bere l’acqua che da essa sgorga; se avventura dev’essere, bisogna come minimo riuscire a recuperare due calici conservati nel relitto di una nave e la lacrima di una sirena (cosa non così semplice, considerato che queste creature bellissime e ipnotizzanti sono capaci di trasformarsi in mostri affamati di carne umana).

Rob Marshall non ha voluto rischiare, costruendo un quarto episodio perfettamente in linea con i tre precedenti: una giostra di oltre due ore (un po’ eccessive) che chiede allo spettatore di sospendere il giudizio per lasciarsi trascinare in un vortice di combattimenti coreografati alla perfezione, agguati (vedi quello delle sirene nei confronti dei pirati di Barbanera), catture, fughe rocambolesche, sciabole sferraglianti, colpi infuocati, amori impossibili (quello tra un uomo di fede, interpretato da Sam Clafilin, e una sirena), sospetti insinuati (Angelica potrebbe non essere erede di Barbanera e soprattutto potrebbe aver avuto un figlio da Jack Sparrow) e misteri svelati (come il passato che lega Barbossa e Barbanera e che li porterà a un faccia a faccia definitivo, prima che gli Spagnoli arrivino alla Fonte per “rovinare” lo spettacolo e rivendicare il nome di Dio davanti a certe stupide credenze). Un film dove ancora una volta vince lo spettacolo (inutile il tentativo di renderlo ancor più avvolgente con il 3D, pressoché inesistente), che pur non presentando novità rilevanti rispetto agli episodi precedenti fa bene il suo lavoro: intrettenere e divertire, e dove la colonna portante rimane un Johnny Depp in stato di grazia, come sempre capace di offrire un valore e un fascino unico al suo personaggio, dando vita a uno, nessuno e centomila Jack Sparrow contemporaneamente. Tanto che le new entry rimangono in secondo piano; anche Penélope Cruz, alla prese con un personaggio misterioso e potenzialmente poliedrico, non sempre riesce a reggere il confronto con un partner così travolgente. Un Jack Sparrow che, come dice lui stesso alla fine, potrebbe anche essere eterno. Sempre che i fan che non si stufino di quel look freak e quell’ironia che finora ne hanno decretato il successo.

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