Appaiono i primi titoli di testa color rosso sangue e la scritta Dracula che gronda sangue, con quel sottofondo musicale tipico degli horror hollywoodiani anni ’50. È l’omaggio che il Festival di Cannes vuole attribuire al grande Maestro del genere horror, Dario Argento.
Dracula è talmente naif, con effetti speciali di seconda mano così poveri  e montaggio talmente grossolano,  da dover necessariamente essere considerato un divertissement del buon Dario, un gioco dichiarato a cui far partecipare gli appassionati del genere. Vorrebbe essere comico, ricalcare lo spirito dei film della Hammer e parodiare i gli erotici soft di Joe D’Amato, ma non riesce a far ridere veramente a causa dei dialoghi tronchi. Ogni tanto il dubbio ci assale:  ma c’è o ci fa? Ma e’ sicuro che ci faccia, perché è tutto troppo sopra le righe per non essere un effetto ricercato.
Il film si guarda con tenerezza e  spesso si sogghigna per le scelte stilistiche del Maestro. Il castello del biellese e l’ambientazione funzionano poco come finta Romania, le lampade ad olio sembrano acquistate all’Ikea e in generale si avverte una poverta’ di mezzi che rincara la convinzione che l’intenzione di tutta l’operazione sia parodistica. Un omaggio nerd al genere.
Dell’ horror d’antan, e in particolare della storia di Dracula (rigorosamente da Bram Stoker) si citano tutti i personaggi e i cliche’ con qualche licenza poetica. Il Conte-vampiro ha attratto a se’ nel suo castello dall’Inghilterra il bibliotecario Jonathan Harker, con il recondito scopo di impadronirsi al più presto della moglie Mina (Marta Gastini), che gli ricorda la sua sventurata consorte morta  400 anni prima. Per farlo seduce l’amica Lucy (Asia Argento) con i suoi poteri telepatici, facendone una serva devota. Manifestando i sintomi di una malattia, Lucy viene visitata dal dottor Van Helsing (cacciatore di vampiri dalla mano pesante), che alle “sanguisughe” non risparmia nessuno dei metodi conosciuti: pallottola d’argento, aglio e tutto il resto…
Peccato davvero per il dialoghi e per il ritmo della storia, che nella sua ripetitività, non concede ne’ divertimento ne’ vera paura. Dracula e’ il bravo Thomas Kretschmann, che incarna molto bene i vampiri degli albori del cinema e, in  generale, la recitazione di tutti è esasperata; un effetto che per gli italiani è maggiorato dal’improbabile pronuncia dell’inglese (Asia su  tutti).
Il 3D e’ fatto per impressionarci: spade che perforano lo schermo, sangue che ci schizza addosso, segatura che sembra poggiarcisi sui vestiti. Un po’ luna park, ma gli effetti più ridicoli, quelli che suscitano veramente la risata, sono quelli digitali: dopo essersi trasformato in lupo, gufo, tarantola e via dicendo,
Dracula diventa anche una gigantesca mantide religiosa dalle antennine mobili (frutto di una CGI davvero naif , che ci convince ancora di più che ci fa, ci fa…) e color verde smeraldo che si divora un’altra vittima…
La quota gore, senz’altro, è rispettata: il sangue zampilla dalle gole tagliate, sporca piu’ volte il viso di
Dracula, fuoriesce dalle teste spaccate a metà a colpi d’ascia, sgorga dai corpi perforati dalle croci giganti di Van Helsing ed e’ di quel bel rosso pomodoro del cinema dei primordi.
E’ evidente che si tratti di un omaggio al proprio universo di riferimento, ma è davvero troppo datato e povero di trovate narrative per appassionare.
Dracula è un’operazione di modernariato che ci puo’ anche intenerire, ma non ha il ritmo giusto per conquistare, specie il pubblico dei neofiti. E tutto finisce in polvere, come i corpi dei vampiri impalati.

 

VOTO: 2/5

 

© RIPRODUZIONE RISERVATA