Cannes 2012, La Croisette si inchina a Bernardo Bertolucci, il poeta del cinema
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Cannes 2012, La Croisette si inchina a Bernardo Bertolucci, il poeta del cinema

Il Maestro ha presentato fuori concorso Io e te. Con lui, sulla Croisette, il giovane Jacopo Antinori e la nuova Marlene Dietrich, Tea Falco

Cannes 2012, La Croisette si inchina a Bernardo Bertolucci, il poeta del cinema

Il Maestro ha presentato fuori concorso Io e te. Con lui, sulla Croisette, il giovane Jacopo Antinori e la nuova Marlene Dietrich, Tea Falco

I Festival, come quello di Cannes, hanno il grande merito di non presentare solo grandi film, ma anche i grandi artisti che vi sono dietro. E a volte, con sorpresa, accade che questi divi riescano a spiazzarti con la loro umanità.
Non era scontato che Bernardo Bertolucci si concedesse ai giornalisti con estrema tenerezza e disponibilità. Non era scontato che di fronte ai complimenti i suoi occhi incominciassero a inumidirsi. Non era scontato che con molta sincerità rivelasse alla stampa la sofferenza vissuta e combattuta per la sua malattia, che da tempo lo costringe su una sedia a rotelle. «Per anni ho vissuto in una specie di torpore da cui finalmente mi sono risvegliato. È avvenuto nel momento in cui ho accettato la mia disabilità, e ora posso dire di essere finalmente tornato a vivere».
Il Maestro, due volte Palma d’Oro a Cannes (per La tragedia di un uomo ridicolo e Io ballo da sola) torna sulla Croisette per presentare Io e te, il film tratto dall’omonimo romanzo di Niccolò Ammaniti che non solo rappresenta il suo ritorno dietro la macchina da presa dopo anni di silenzio (The Dreamers risale al 2003) ma anche, e soprattutto, il suo ritorno in Italia. «Ho scelto di allontanarmi dal mio Paese per via della difficile situazione politica e di un Governo che non mi rappresentava più».
Torna con una storia che per lui ha rappresentato un reale colpo di fulmine, perché racconta la vita di due adolescenti in continua evoluzione: «Un tema irresistibile. Durante le riprese rimanevo sorpreso dalla realtà che si trasformava davanti ai miei occhi, dalla crescita dei personaggi ma anche degli stessi attori che hanno dato loro vita».
Lorenzo e Olivia sono due personaggi borderline, barricati in se stessi e vittime del loro stesso mondo (di manie lui, di droga lei) che inspiegabilmente riescono a trovare un loro dialogo, a sfondare i rispettivi gusci entro i quali si rifugiano e promettersi di «uscire finalmente allo scoperto». Se il giovane Jacopo Olmo Antinori colpisce per il suo talento e la naturalezza con cui si è calato nei panni di un ragazzino tanto problematico e distante da lui, Tea Falco rapisce con il suo volto magnetico. «Quando abbiamo girato la scena del suo ingresso, dove Olivia indossa una lunga pelliccia nera, Tea mi ha immediatamente ricordato Marlene Dietrich in Venere bionda» ammette Bertolucci.
Entrambi alla loro prima esperienza, non hanno paura di lasciar trasparire la loro emozione. «È come se Bernardo avesse preso i filamenti che ci sono in ognuno di noi e li avesse ricuciti in modo perfetto; sul set abbiamo vissuto un grandioso momento di malinconia» ammette lei, quasi senza voce. E naturali sono gli applausi per lui, quando con molta onestà rivela che «oggi ci sono molti più Lorenzi, molti più giovani che si chiudono in se stessi per soffocare le sofferenze. Ma io credo che si tratti solo di un momento di transizione. Come il mio personaggio, hanno solo bisogno di tempo per imparare ad affermare la propria identità. Non credo che Lorenzo rappresenti una condanna a morte per i giovani d’oggi». E dello stesso parere è Bertolucci che di questa storia molto amata ha voluto cambiare solo il finale, per lanciare un messaggio di vita e speranza. Lorenzo e Olivia sono pur sempre “un ragazzo e una ragazza soli” – come recita la versione italiana di “Space Oddity” di David Bowie, tradotta da Mogol, che fa da colonna sonora al film – ma vivi.

Io e te diventa un ritorno alla vita anche per lo stesso Maestro, che avrebbe voluto girare questa storia in 3D, salvo poi rendersi conto che sarebbe stato un lavoro troppo faticoso che avrebbe anche penalizzato l’aspetto più intimo del racconto. «Pur non essendo in 3D, credo che l’effetto dato dalle luci e dallo spazio ristretto della cantina sia comunque molto tridimensionale. Grazie al direttore della fotografia Fabio Cianchetti siamo riusciti a creare delle inquadrature che sono dei piccoli miracoli». E a chi gli chiede se anche lui abbia trovato un parallelismo tra Olivia e Jeanne (la protagonista di Ultimo tango a Parigi, interpretata da Maria Schneider), risponde: «Tutte le protagoniste dei miei film, tutte le donne che riprendo, hanno sempre un’anima velata di sofferenza. In futuro vorrei cercare di renderle meno disperate».

Qui sotto la gallery del photocall:


(Foto: Getty Images)

 

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