Si chiude il concorso a Cannes con gli ultimi due film in programma, Only Lovers Left Alive di Jim Jarmusch e Venere in pelliccia di Roman Polanski. Dai nomi dei registi, entrambi habitué della kermesse, si intuisce come il Festival abbia voluto conservare in coda due dei titoli più attesi, anche se – ora che li abbiamo visti – né l’uno né l’altro sembrano in pole position per la vittoria finale.

Quella di Jarmusch è una variazione d’autore sul film di vampiri. I suoi non-morti sono due sopravvissuti, succhiasangue addomesticati da una noia plurisecolare. Adam (Tom Hiddleston) vive a Detroit circondato da una collezione di chitarre d’epoca (di ogni epoca); si finge un musicista  nottambulo per evitare i sospetti, e ottiene il sangue necessario allungando mazzette in ospedale a un dottore compiacente. Eve (Tilda Swinton) se ne sta invece a Tangeri in compagnia di Marlowe (John Hurt), da intendersi nel senso del drammaturgo coevo di Shakespeare (!), con cui si abbandona a lunghe chiaccherate notturne sui tetti piatti della città. Adam però è un po’ depresso, si procura pure una pallottola di legno massiccio, cullando il pensiero di farla finita. Allora Eve lo raggiunge e per un po’ le cose si sistemano; per lo meno fino a che non viene loro a far visita la sorella di lei, Ava (Mia Wasikowska), vampira anch’essa, ma completamente “indisciplinata”.
Only Lovers Left Alive è una commedia eccentrica e annacquata, che campa di trovate buffe ma non particolarmente sofisticate, come l’elenco di nomi finti – presi in prestito dalla storia della letteratura e del cinema – che i due usano per spostarsi in incognito, o le foto appese alle pareti dei loro amici d’altri tempi, da Poe a Kafka. Per rendere l’idea, scena esemplare è quella in cui Adam ed Eve giocano a scacchi succhiando due ghiaccioli di sangue, e lui ricorda come fosse noioso sfidare a quel gioco – a inizio Ottocento – Lord Byron, «troppo pieno di sé».
Come a dire: niente di male, ma deve proprio piacervi Jarmusch.

Nella clip seguente, l’arrivo di Eve a casa di Adam
http://youtu.be/0KfaVzhucm0

Polanski continua invece, dopo Carnage, sulla strada del teatro filmato, rendendo il gioco di specchi ancora più esplicito e ricco. Siamo, appunto, in un teatro, dove Thomas (Mathieu Amalric) – sceneggiatore e regista di una pièce basata sul romanzo di Sacher-Masoch che dà anche titolo al film (e da cui prende origine il termine “masochismo”) – sta cercando la sua protagonista femminile. I provini sono finiti, e fuori viene giù il diluvio, quando si presenta – arruffata e mezza nuda, tutta inguainata di pelle – un’ultima candidata, Vanda (Emmanuelle Seigner, nella vita moglie Polanski…). Thomas vorrebbe tornarsene a casa, ma in Vanda ci sono cose che lo sorprendono e inchiodano in platea: si chiama come la protagonista del testo, possiede per qualche ragione l’intero copione e conosce già tutte le battute a memoria. Volgare e grossolana all’apparenza, appena si mette a recitare si trasforma nell’interprete perfetta, e dalla sua borsa senza fondo escono di continuo costumi splendidi e pertinenti (come una giacca viennese del 1847, comprata “per 40 euro in una bancarella”…). Un dialogo alla volta, improvvisazione dopo improvvisazione, l’intera pièce, un duetto di sottomissione psico-fisica reciproca, prende forma, mentre vita e testo sfumano l’una nell’altro.
Guerra dell’intelletto, guerra dei sessi, stravinta dalla donna – che indossa un collare, ma tiene sempre l’uomo al guinzaglio – il dramma di Polanski è drasticamente femminista, come se lui fosse sempre in debito d’espiazione per il suo passato complicato e doloroso, e cercasse rifugio nei film. La venere in pelliccia inizia con toni “quasi-magici”, e finisce pienamente surreale, facendo pensare che tutto possa essere un sogno di Thomas: la donna che lo trasforma prima in un paziente da psicanalizzare e poi in un burattino, è infatti uno stereotipo, quello che lui stesso descrive al telefono prima di incontrare Vanda, pensando di non essere sentito. Uno stereotipo che si sfila pian piano dal suo controllo – intellettuale, sessuale, professionale – e finisce per metterlo sotto i tacchi. Diretto da Polanski con la consueta maestria e capacità di trasformare la realtà in delirio senza soluzione di continuità, il film ha tutti i limiti e i pregi del divertimento intellettuale, autoreferenziale e politicamente corretto.
Il film uscirà in Italia il 31 ottobre per 01 Distributions.

Visita la nostra sezione dedicata al Festival di Cannes, con le interviste ai protagonisti, le gallerie fotografiche, e le recensioni dei film più importanti

 

© RIPRODUZIONE RISERVATA