Ormai è ufficiale: l’Italia non tornerà da Cannes a mani vuote. Salvo, di Fabio Grassadonia e Michele Piazza, ha infatti trionfato alla Semaine de la Critique, la sezione più piccola (perché con meno titoli) e sperimentale del programma, aggiudicandosi entrambi i premi disponibili: il Grand Prix della Giuria presieduta dal regista portoghese Miguel Gomes, ma anche il Prix Révélation, assegnato da una seconda giuria, presieduta da un’altra autrice, Mia Hansen-Løve.
Salvo racconta la storia di un killer al servizio della mafia siciliana, che in seguito a un regolamento di conti tra famiglie rivali deve ammazzare il mandante di un omicidio. Dopo una sparatoria in strada e un inseguimento all’interno di un cantiere, si ritrova nella casa dell’uomo, dove vive anche la sorella Rita, cieca (e fan dei Modà, che ascolta senza tregua e che accompagnano metà del film…). Salvo porta a termine il suo incarico e si ritrova faccia a faccia con la ragazza; quando le mette le mani in faccia con violenza, accade un miracolo: Rita comincia a riacquistare la vista…

Il film, opera prima, deriva da un cortometraggio pluripremiato dei due sceneggiatori e registi (diplomati alla Scuola Holden di Torino) ed è costato un milione di euro, finanziati in parte dall’Italia (Acaba Produzioni e Cristaldi Pictures), e in parte dalla Francia (Mact Productions e Cité Films). Per raccogliere i fondi ci sono voluti cinque anni, e il film è tutt’ora senza una distribuzione italiana (mentre ne ha già una francese), anche se è probabile che il premio sblocchi velocemente la situazione.
I suoi punti di forza sono la direzione della fotografia “d’autore” di Daniele Ciprì, che dà alla messa in scena sfumature da western, e soprattutto i primi folgoranti 20 minuti, nei quali assistiamo alla parte action del racconto – con il regolamento di conti in strada – e a un lungo, suggestivo piano sequenza nella casa di Rita, durante il quale seguiamo la ragazza muoversi tra le stanze e per le scale della casa, percependo quanto sta avvenendo tra il killer e il fratello solo attraverso i rumori ambientali.
Il resto è invece cinema d’autore più convenzionale, dilatato e faticoso (l’origine “corta” della storia si sente), e mostra il progressivo avvicinamento emotivo tra killer e vittima, che diventano infine complici, prima di un finale che non vi sveliamo. In un ruolo minore, ma particolarmente azzeccato, compare anche Luigi Lo Cascio.

La notizia del premio, al di là di ogni sfumatura critica, è comunque di quelle di cui essere particolarmente contenti, perché premia la nostra produzione di qualità, dando un nuovo importante riconoscimento al cinema d’autore italiano. Speriamo che il film possa confrontarsi anche con la prova del botteghino.

Visita la nostra sezione dedicata al Festival di Cannes, con recensioni, photogallery e le dichiarazioni dei protagonisti.

© RIPRODUZIONE RISERVATA