Cannes 2013: Winding Refn: «Sono un feticista della violenza e delle emozioni forti»
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Cannes 2013: Winding Refn: «Sono un feticista della violenza e delle emozioni forti»

Il regista di Drive e Solo Dio perdona, presentato in concorso oggi, ha esposto un breve manifesto del suo cinema

Cannes 2013: Winding Refn: «Sono un feticista della violenza e delle emozioni forti»

Il regista di Drive e Solo Dio perdona, presentato in concorso oggi, ha esposto un breve manifesto del suo cinema

La domanda sugli eccessi di violenza dei suo film se l’aspettava l’autore più apprezzato del cinema d’autore contemporaneo per il suo stile inconfondibile e unico, il danese Nicolas Winding Refn, il cui Solo Dio perdona (leggi la recensione) è stato presentato oggi alla conferenza stampa ufficiale del Festival.

«Sono un feticista della violenza e delle emozioni forti» ha dichiarato Winding Refn, sottolineando anche: «Questa è una delle domande che potrebbe pormi mia madre. Comunque, per me l’Arte è violenza. È penetrazione. E poi io non penso troppo ai film che faccio e seguo l’istinto sin dai tempi di Valhalla Rising. Io penso che noi veniamo al mondo con un fortissimo istinto di sopravvivenza e in tal senso siamo esseri violenti, poi con l’andare del tempo sviluppiamo più bisogni e domande spirituali».

Parla come un fiume in piena l’autore di Drive (il cui successo esplose proprio qui nel 2011, con il film che meritò il Gran Premio della Refn) ed è come se a ogni risposta aprisse una porta sulla sua poetica cinematografica.
Rispetto alle intenzioni che stanno alla base della storia Refn ha spiegato: «Era un film che avevo cominciato a mettere in piedi con pochissimi soldi prima di Drive, con Gaumont e Wild Bunch, poi arrivò Ryan con la proposta di Drive e tutto quello che successe dopo, ma il mio desiderio di portare a termine questo film era così radicato che ci sono tornato appena possibile. Volevo raccontare la storia di un uomo che vuole battersi contro Dio. Stavo attraversando una fase di crisi esistenziale, mentre aspettavo mia figlia, la secondogenita, e sentivo molta rabbia e violenza crescere dentro di me. Volevo qualcuno che dicesse a Dio: “Ti sfido”. La mia intenzione era fare un film che mescolasse misticismo e realtà e anche condensare la summa di tutti i film che ho diretto fin qui (la trilogia di The Pusher, Bronson, Valhalla Rising, Drive, ndr)».

Il moderatore della conferenza, Henri Bear, gli ha posto poi una domanda provocatoria sull’eclissarsi sempre più di Gosling all’interno del film (probabile motivo aggiuntivo alla base dell’assenza di Gosling alla conferenza stampa e sul red carpet), dicendogli: «Come mai ha sviluppato un protagonista che dalle 50 battute di Drive è passato a pronunciarne 12?». Il danese ha così risposto: «Volevo dar vita al viaggio di uno Sleepwalker, una creatura mitologica che non sa dove andare, si guarda in giro, come perso perchè ha la risposta, ma gli manca la domanda e la domanda la troverà nella scena finale. E ha una madre terribile come riesce a essere Kristin nel film. E poi trovo che il linguaggio del silenzio sai più forte e poetico e che attraverso esso le immagini si facciano più subliminali».

Sulla Scott Thomas e sullo stravolgimento operato sulla sua immagine (nel film è biondissima e con un look che è l’opposto di quello raffinato abituale), Refn ha spiegato: «Innanzitutto nel corso di una cena di qualche anno fa, dissi a Kristin: “Devi diventare americana”. E durante la lavorazione la spingevo sempre ad andare oltre col linguaggio. Cosa potrebbe dire Crystal peggio di così le chiedevo? Quando Kristin recita il dialogo in cui dice alla ragazza di Julian (Alias Gosling) che l’invidia del ragazzo per il fratello nasce dal fatto che il pene del fratello è più grosso, è davvero mascolina e nello stesso tempo è così femminile. Quella è la strada verso cui l’ho spinta».

Riguardo al personaggio di Vithaya Pansrigarm, l’”Angelo della vendetta” che attua i violentissimi regolamenti di conti in accordo con la polizia, è proprio Vithaya a chiarire bene il senso del suo ruolo: «Il mio personaggio è molto più di un giudice che decide cosa sia giusto o sbagliato. Nicolas mi ha spinto a “fare” Dio. Mi diceva “Devi credere di avere questo potere divino”».

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