Non si sa mai che cosa dire quando si vince. Quando si perde, paradossalmente, è tutto più facile: nessuno ti chiede niente, né un commento, né una reazione. C’è una sorta di rispetto per il tuo dolore. Non così quando sei felice – quando sali sul palco insieme agli altri vincitori e agiti al vento il tuo premio, la tua pergamena, il tuo successo, tutti, in qualche modo, vogliono partecipare. E allora domandano, chiedono, insistono.
Alice Rohrwacher si è aggiudicata il Grand Prix e a premiarla – ciliegina sulla torta – è stata Sophia Loren. Due italiane, due donne, due volti della stessa medaglia: quello del buon cinema. Prima l’emozione, poi il sorriso, infine la sua speranza: che questo premio porti bene a tutti. Tutti, nessuno escluso. Perché quando vinciamo siamo tutti più buoni.
A distanza di anni dal trionfo di Paolo Sorrentino sulla Croisette, è toccato alla Rohrwacher che con Le Meraviglie è riuscita a commuovere pubblico e giuria del Festival di Cannes. E a dirlo non siamo noi (o almeno: non soltanto noi), ma gli stessi giurati, che hanno dichiarato, durante la conferenza stampa, di essere rimasti particolarmente colpiti dall’opera della giovane regista.
Nicolas Winding Refn, director di Drive e tra i più importanti registi contemporanei, ha commentato così Le Meraviglie: «Mi ha fatto piangere». La Campion, invece, ha detto che «Alice (Rohrwacher, ndr) ha creato un mondo nuovo». La speranza della Rohrwacher è che questo successo «porti fortuna a tutti». Un po’ come le punture delle api: «sul set ci hanno punto […]. Da vecchi non avremo i reumatismi… Speriamo che questo premio porti bene a tutti».
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