La proiezione mattutina riservata alla stampa al termine del film scoppia in un fragoroso applauso corredato da fischi e “buuu”, tanto che sembra subito di essere allo stadio e non in sala Lumiere. Siamo adusi a una divisione tale per le opere del regista partenopeo, che con Youth segna il ritorno sul grande schermo dopo la vittoria dell’Oscar come miglior film straniero per La Grande Bellezza. Lo abbiamo incontrato insieme al resto della stampa italiana, ecco cosa ci ha raccontato dalla terrazza dell’hotel Marriott di fronte al mare increspato dal vento di Cannes.
Come è nata l’idea del film?
«Youth – La Giovinezza è stato concepito per essere girato con Michael Caine, e sono più che sicuro che non lo avrei fatto se lui non avesse accettato. Non poteva non essere girato in inglese e non riguardare il mondo anglosassone proprio per i personaggi di cui la storia parla. In termini più generali penso che non ci sia niente di male per registi non inglesi nel girare in inglese, le nuove generazioni hanno una cultura di riferimento che si è estesa, e non è più solo italiana, quindi sarebbe strabico fare paragoni, come spesso la stampa fa, fra i registi di oggi e di ieri italiani. E’ un discorso superato al giorno d’oggi.
Hai scritto da solo il film: com’è stato tornare a scrivere in solitaria?
«Io scrivo sempre da solo la prima stesura, poi passo l’elaborato ai miei collaboratori, che ci mettono le mani e la riprendono. Con Umberto Contarello continueremo a tornare insieme».
Youth è il più commovente fra tutti i tuoi film, negli altri prevalgono un altro tipo di sentimenti. Sei d’accordo?
«A commuovere e far ridere ci provo sempre, spesso non mi riesce perché non sono così bravo, ma se questo è arrivato, almeno in parte, significa che ci sono riuscito. Questo film è più semplice e diretto, ma ho provato a far commuovere già con il Divo, quando Andreotti guarda la televisione con la moglie. Voglio sempre fare un film realistico, commovente e divertente. La comunicazione è difficile per quello poi puoi risultare non commovente, freddo, e intellettualistico».
È sicuramente un film più personale: come mai questo cambiamento?
«Si probabilmente lo è più dei precedenti. Non so quanto interessi la mia biografia agli altri, ma ci sono dei temi che mi stanno più a cuore, come quando parlo d’amore. Ho molti pudori, non riuscirei a rappresentare i rapporti d’amore, per questo li trasformo in amicizia, in rapporti famigliari, declino l’amore in maniera diversa, racconto un’amicizia ad esempio, o di come sia difficile il rapporto con la memoria, di come i figli dimentichino quello che abbiamo fatto per loro».
Nel fim c’è molto humor, quanto c’è di tuo e quanto del carisma dei tuoi attori?
«La mia ambizione è quella di divertire. Michael Caine, la prima volta che ci siamo visti a cena, mi ha detto: “Per una battuta sono pronto ad uccidere!”».
Cosa ti ha sorpreso di più lavorando con questi attori?
«I grandi attori sono grandi indipendentemente dal paese di appartenenza. Il giorno prima delle riprese Michael Caine, per esempio, ha cronometrato il percorso dalla stanza al set, per non arrivare tardi. La misura del professionismo, che appartiene anche a molti attori italiani, è anche questo».
Alla luce della serie The Young Pope che sta per girare con Jude Law qual è il tuo rapporto con la televisione?
«La serie la girerò a Roma perché tratta del Vaticano, anche se è una co-produzione internazionale. Se si lascia la libertà al regista di fare quello che ha pensato verranno fuori delle belle cose, a prescindere che sia per la televisione o per il cinema. Il mito del grande schermo ce l’abbiamo tutti ma è una lotta contro i mulini a vento, bisogna adeguarsi».
Il Festival di Cannes si avvia verso la conclusione, è stato un momento speciale del cinema italiano o una semplice casualità?
«Sono d’accordo con Moretti, che ha detto che Cannes è il frutto di certi exploit personali: è vero che si stanno facendo delle cose, ma quello che manca rispetto a questo paese è che da noi c’è una certa facilità e compiacimento di parlar male delle nostre cose. Qui in Francia c’è un maggiore orgoglio anche se sono pronti a criticare in caso».
Visto che il film esce domani in sala, che aspettative hai sul botteghino?
«Non so, ma il rapporto con il cinema e il pubblico è misterioso. Se riuscissimo a capirlo faremo sempre film da 20 milioni di euro».
Da 1 a 10 quanto l’Oscar è stata una pressione?
«Youth lo avevo scritto prima di vincere, mentre facevo la campagna per l’Oscar e l’ho girato subito dopo. Ha fatto bene, ma non ho avuto il tempo di pensare alla vittoria e cosa avrebbe cambiato nella mia vita professionale».
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Di seguito, il video del Sorrentino Day a Cannes 2015:
#Cannes2015, è il giorno di Paolo Sorrentino con Youth – La giovinezza. Il video dell’arrivo di regista e cast e del nostro commento al film.#BreaKingPopSubscribe: http://goo.gl/nJCB1z
Posted by Best Movie on Mercoledì 20 maggio 2015
