The Nice Guys di Shane Black viene presentato fuori concorso a Cannes 69

Shane Blackè l’uomo a cui dobbiamo Arma letale e L’ultimo boyscout, cioè ha praticamente inventato la buddy cop comedy come la pensiamo oggi, quel sottogenere del poliziesco in cui una coppia mal assortita di sbirri deve risolvere un caso intricatissimo, ma gli indizi che portano avanti la storia sono in pratica la scusa per una serie di scene d’azione e gag in cui si sfruttano le loro differenze caratteriali. In passato Black aveva già provato a dirigere un suo script di questo tipo – Kiss Kiss Bang Bang, con Val Kilmer e Robert Downey Jr – ma The Nice Guys è un lavoro molto più riuscito.

La coppia del titolo è formata da Holland March e Jackson Healy – un detective privato (Ryan Gosling) e un picchiatore di professione (Russell Crowe), cioè un uomo che viene pagato per scoraggiare con le maniere forti qualcuno a fare qualcosa. Succede che entrambi si ritrovano per le mani il caso di una ragazza scomparsa, Amelia, che potrebbe avere a che fare con la morte di una nota attrice porno avvenuta qualche giorno prima, e quindi finiscono per darsi (malvolentieri) una mano.

Tutto questo accade a Los Angeles nel 1977, nell’epoca d’oro del cinema a luci rosse americano, dentro una città che vive soprattutto di notte – nei bar, negli strip club e nelle feste in villa. Tuttavia non c’è niente di realmente cupo nel film di Black, anzi la scelta di girare una commedia “per tutti”, nonostante lo spunto, è molto netta, tanto che uno dei protagonisti del film è la figlia di Holland, una ragazzina in età da scuole medie tenace e saputella che salva i due in più di un’occasione, trasformando quasi il duo in un trio.

Manca anche quell’idea di cinema muscolare e conservatore che era tipica dei film con Bruce Willis e Stallone negli anni ’90, e che limitava l’alleggerimento entro certi limiti: nella coppia di The Nice Guys Ryan Gosling è quello sopra le righe, un po’ isterico, quello che fa le stupidaggini che innescano la trama – diciamo che è un personaggio da commedia pura -, mentre Russell Crowe è più solido e deciso, ma è anche il più razionale e composto, il meno “action”.

Questo lato selvaggio mancante è barattato con una enorme quantità di stile, e soprattutto con un’estremizzazione dell’elemento slapstick – non si contano le gag fisiche nel film. Inoltre è il puro caso a far procedere la storia, Holland e Jackson non sono né particolarmente coraggiosi né straordinariamente intelligenti, ma è come se il fato si sforzasse di aiutarli, facendogli spesso letteralmente piombare tra le braccia indizi e testimoni di cui hanno bisogno.

Ci sono per chiudere in The Nice Guys più siparietti riusciti di tutto il cinema Marvel degli ultimi dieci anni, che – da Iron Man in poi – a Shane Black deve moltissimo (al di là del fatto che abbia diretto in persona Iron Man 3), ed è bello ritrovare quel tipo di umorismo nel suo luogo nativo invece che affidato, di seconda mano, ai supereroi.

© RIPRODUZIONE RISERVATA