CANNES. Fischi alla proiezione stampa, per il film di Sean Penn The Last Face. Neanche troppo arrabbiati, i fischi, per come era andata la proiezione, con diverse frasi sull’orlo del ridicolo, alcune pronte a schiantarsi, come Willy il Coyote quando si accorge di camminare ormai sul nulla. Fischi un po’ spenti, rassegnati. Tanto la nobiltà del tema trattato dal film – le guerre in Africa, la barbarie, l’impegno commovente dei Medici senza frontiere – e lo scintillio del cast copriranno tutto.

E infatti, già in conferenza stampa a Cannes non c’è un sospiro di disapprovazione. Tutti ad applaudire. Una delle commedie del festival, ogni anno la stessa. Buu alle proiezioni, applausi alla conferenza stampa. A luci accese, tutti più buoni. È Sean Penn ad affrontare l’argomento: «Sul film, ognuno ha il diritto di pensarla come vuole. Ma il fatto di essere in concorso permette al film di essere visto da un grande pubblico. Del resto io non so nulla: so solo che alle 19 il mio film viene proiettato per la prima volta al pubblico, e che questa è una grande occasione per dargli visibilità».

«Con questo film volevo raccontare una storia d’amore, ma anche la crudezza delle guerre che non finiscono mai in Africa. Mi piaceva l’aspetto umano di questa storia”. Javier Bardem è stato il primo a leggere il copione: «Sono quindici anni che sono innamorato di questo copione. Mi piaceva la storia umana che si infiltrava nell’affresco storico». L’attore interpreta un chirurgo che opera in Africa, in scenari di guerra, dove l’emergenza è la norma. «A volte, la finzione del film e la realtà che avevamo intorno erano molto vicine». Prosegue Bardem: «Non ho pensato che il mio personaggio fosse un eroe. Ci sono tante persone ‘normali’ che lavorano in quelle condizioni eccezionali, facendo cose preziosissime. Se dicessi loro che sono degli eroi, ti riderebbero in faccia».

In modo molto naturale, Sean Penn ha attinto a volti, corpi, attori che appartengono a quei luoghi. «Ho sempre pensato che fosse molto prezioso e vitale mettere insieme professionisti e non professionisti; persone che interpretano delle vite, e persone che portano la loro vita nel film».

Charlize Theron, cui è affidato nel film il ruolo della figlia del fondatore di un’organizzazione di medici di emergenza, dice: «Abbiamo cercato di fare quello che Sean voleva: rendere il film reale, tangibile, portare lo spettatore dentro quella storia e dentro quei luoghi». E Sean Penn: «Mi sembrava importante fare un film su un tema importante, oggi che quasi tutti i film sono divertimento e basta. E poi, anche il divertimento non è quello che crede Donald Trump».

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