L'inganno con Nicole Kidman, Kirsten Dunst, Elle Fanning

Molti applausi stamattina alla proiezione stampa di L’inganno, il film di Sofia Coppola presentato in concorso a Cannes 70.

Guerra civile americana: la vita in un collegio femminile del Sud trascorre lontana dal fronte, tra lezioni di francese e corsi di cucina. Ogni tanto il fumo sale all’orizzonte oltre il profilo degli alberi, il tuono delle cannonate scaccia gli uccelli, ma in questa piccola società delle donne il conflitto è poco più di qualche soldato che si ferma a far provviste e riparte senza lasciare tracce.

Fino a che un soldato, mercenario nordista (Colin Farrell) e teoricamente nemico, non viene ritrovato da una delle ragazze più giovani nella foresta, con una gamba squarciata, e portato in casa. Curato dalla proprietaria, Miss Martha (Nicole Kidman), il caporale John McBurney diventa ben presto l’oggetto del desiderio delle allieve e dell’insegnante di lingue (Kirsten Dunst), e ogni scusa interviene per ritardarne la partenza.

Durante la sua permanenza il rapporto di forza tra i due sessi è oggetto di un continuo ribaltamento: John prima è soccorso – obbligato alla passività dalla sua ferita -, poi esercita il suo potere seduttivo per riguadagnare una forma di controllo e non dover tornare al fronte. Ma il suo corpo è un trofeo, e quando si capiscono vincitrici e vinte l’intero sistema sociale crolla, e la pantomima del corteggiamento si trasforma in un agguato.

Sofia Coppola realizza così il suo film più radicalmente femminista, con una ferocia quasi da manifesto. La cura con cui mette in scena il suo mondo non era in discussione, è lo stesso degli altri film che ha fatto, ma nella momentanea assenza dell’ingombro di una società patriarcale le sue vergini rifiutano definitivamente la propria verginità e, abbandonato qualsiasi proposito di suicidio, considerano piuttosto l’ipotesi contraria. È una rivendicazione, una presa di coscienza, un’assunzione di responsabilità.

Ciò che stupisce è piuttosto come l’autrice di The Bling Ring abbia trovato una misura perfetta per stemperare la ferocia con l’ironia. Ed è una misura tutta di sguardo: scegliendo cosa inquadrare e come, sempre sulla base del significato simbolico delle parole pronunciate e mai su quello letterale, la Coppola chiama lo spettatore a una forma di complicità e trasforma la recita dei generi sessuali in una commedia grandguignolesca. Così, quando capisci come finirà, è troppo tardi per tirati indietro.

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