Non ha entusiasmato Blindness, il film d’apertura del Festival di Cannes. Diretto da Fernando Meirelles (La città di Dio, The Constant Gardener) e tratto dal romanzo omonimo del premio Nobel Jose Saramago, racconta di una cittadina vittima di una epidemia di cecità. L’unica rimasta immune è la moglie del dottore del paese (Julianne Moore), che si finge malata a sua volta per cercare di comprendere cosa stia succedendo alla comunità e per tentare di trovare una cura per il marito (Mark Ruffalo). «Ho insistito per anni per riuscire a ottenere i diritti cinematografici del romanzo», ha rivelato il regista in conferenza stampa. «Saramago non era interessato a una trasposizione del suo libro per il grande schermo perchè era convinto che il cinema distrugge l’immaginazione. Ma io ero rimasto così folgorato dalla reazione di smarrimento che provocava la storia da non potermi arrendere». Una volta fugato ogni dubbio lo scrittore Jose Saramago è rimasto presente durante tutto il periodo delle riprese. «Mi interessava soprattutto soffermarmi sulla fragilità della civilizzazione, l’idea che a un certo punto, se portata al limite come nel film (i malati vengono rinchiusi in un ospedale in quarantena che si trasforma in una sorta di lager dove i più forti prendono il sopravvento sui più deboli, ndr), può implodere mostrando il lato animalesco dell’umanità». «Siamo noi i ciechi», ha affermato invece Danny Glover, che interpreta il malato con la benda nera. «Nel mondo ci sono due miliardi e mezzo di persone che muoiono di fame ma noi non li vediamo. Sono come invisibili ai nostri occhi. Non riusciamo a vedere cosa succede intorno a noi». «Ci sono tragedie nel mondo e occorrono opere di questo tipo», ha continuato Julianne Moore, «anche perche i film riflettono la cultura del loro tempo».

Ka.Eb.

© RIPRODUZIONE RISERVATA