A Cannes ci è già venuto cinque volte, portandosi a casa anche un Premio della Giuria (per Il dolce domani, 1997). Quest’anno il canadese di origine armena Atom Egoyan torna in concorso (l’ultima volta era stato tre anni fa con False verità) con Adoration. Un film in cui continua a sondare i legami che intercorrono tra realtà e finzione, raccontando – col solito gusto per la narrazione a scatole cinesi – la storia di un ragazzo orfano di entrambi i genitori che, convinto da una bizzarra professoressa, si inventa una vita alternativa: metterà su Internet la sua falsa autobiografia, dove racconta la sua infanzia da orfano di padre terrorista; e finirà col generare un piccolo caso mediatico. «Adoration parla della necessità di trovare il senso più vero e profondo delle cose», dice Egoyan. «Ma è anche un interrogarsi su come le nuove tecnologie possano trasformare le nostre identità. Viviamo in un’epoca in cui è facilissimo creare icone improbabili, false, eppure vere per chi le guarda. Ma Adoration è anche un film sul passaggio dall’adolescenza all’età adulta, un cammino salvifico, se si vuole veramente capire il proprio carattere».

Ma.Ca.

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