Raccolgono gli applausi scroscianti che la stampa internazionale ha destinato a Gomorra (presentato domenica scorsa sulla croisette) i suoi protagonisti: il regista Matteo Garrone, lo scrittore Roberto Saviano, che ha ispirato la pellicola (nonché collaborato alla sceneggiatura), e Toni Servillo, unico nome illustre nel cast di volti napoletani doc del film. E in conferenza stampa raccontano la genesi della loro acclamata opera, che ha incassato quasi 2 milioni di euro nel solo primo weekend in sala. Comincia Saviano, arrivato a Cannes con la scorta che lo accompagna da mesi a causa delle continue minacce dei clan camorristici: «La mia scorta fa notizia solo perché sono uno scrittore. Il rischio non nasce da quello che scrivi, ma da quanti lo leggono e, ora, lo vedono. La camorra è attentissima alla questione mediatica». E aggiunge: «In trent’anni la camorra ha fatto più di 10mila morti ammazzati, è un impero con un fatturato tre volte superiore a quello della Fiat. E ancora in questi giorni a Casal di Principe, il mio paese, si sta consumando una guerra, sono stati uccisi molti innocenti». Aggiunge Garrone, rispondendo a coloro che dicono che il film dà una brutta immagine dell’Italia: «è quello che succede in tutti i Sud del mondo. Solo in Italia si hanno certi timori, il cinema Usa ha sempre raccontato la faccia oscura del Paese, e proprio per questo è grande». E chiude ringraziando gli abitanti dei luoghi dove ha girato: «Devo molto alle persone di lì, sono stati loro i miei primi spettatori, e anche quelli che mi hanno suggerito le frasi più giuste». Tra questi, Marco Macor e Ciro Perone, i due ragazzi ventenni che nel film cercano di emulare Scarface, emozionatissimi alla loro prima volta sul red carpet.

Ka.Eb.

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