Con Il divo Paolo Sorrentino ha vinto una scommessa rischiosa, che ha spaventato molti addetti ai lavori durante una lavorazione lunga e difficile. «Non è stato facile realizzare questo film» ha esordito il produttore Nicola Giuliano, a cui ha fatto subito eco il coproduttore e distributore di Lucky Red Andrea Occhipinti: «Non è stato possibile ottenere nessun accordo di product placement per questo film. Ogni volta che i potenziali investitori leggevano il soggetto si dileguavano». Ma la pellicola non ha avuto solo problemi di carattere produttivo: «A un certo punto ho pensato di rinunciare, perché mi sentivo schiacciato dal materiale cartaceo da leggere: non so davvero come sia riuscito a uscirne fuori». Un personaggio estremamente complesso Giulio Andreotti, che Sorrentino ha voluto restituire in tutta la sua problematicità: «Abbiamo descritto un uomo pieno di contraddizioni, che era un padre di famiglia e allo stesso tempo l’;incarnazione del potere assoluto», ha detto. Il tutto grazie alla straordinaria prova d’attore di Servillo, già apprezzatissimo per la sua interpretazione nell’altro grande film italiano in concorso, Gomorra di Matteo Garrone: «Trovo molto interessante», ha dichiarato, «che due dei nostri autori più importanti abbiano deciso di occuparsi della politica italiana e con due linguaggi cinematografici così interessanti».

Ma.To.

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