Spenti i riflettori sulla cerimonia di premiazione del Festival di Cannes 2008, la festa è all’Hotel Gray d’Albion, dove i giornalisti italiani hanno incontrato (e festeggiato) i registi di casa nostra freschi di premio. Matteo Garrone, Gran premio della Giuria col suo Gomorra , commenta così il fatto (ovviamente scolorato in una piccola polemica) di aver detto solo «Merci» sul palco del Palais du Cinéma: «Non parlo una parola di francese, ed ero emozionantissimo, magari dimenticavo di menzionare qualcuno: per me quel semplice grazie racchiudeva tutto». Di fronte ai giornalisti un ringraziamento speciale e affettuoso però lo fa, ed è indirizzato a Roberto Saviano, autore del libro che ha ispirato il film: «Lo ringrazio per aver scritto questo bellissimo libro e per avermi permesso di concretizzare la sua storia». Saviano, di rimando, si dice «molto contento: spero che questo film possa illuminare anche il pubblico straniero, facendogli capire che le ramificazioni della camorra arrivano in molti altri Paesi». A proposito del collega Paolo Sorrentino, premio della giuria per Il divo , Garrone invece afferma: «è bello condividere un premio così importante con un regista che stimo moltissimo. I nostri sono due film complementari: usiamo linguaggi diversi, ma abbiamo gli stessi riferimenti cinematografici». Quanto al paragone con Nanni Moretti, tra i suoi mentori a inizio carriera, dice semplicemente: «Nanni è stato molto generoso con me, ma è parte della storia del cinema, qualunque paragone con lui sarebbe inopportuno». Paolo Sorrentino, che invece sul palco si è profuso in un lungo elenco di ringraziamenti, commenta così il suo premio: «Avere questo riconoscimento da Sean Penn vale più del premio stesso, mi onora profondamente. Trovo che il suo Into the Wild sia il film più bello realizzato negli ultimi anni». E alla festa italiana non poteva mancare Toni Servillo, volto di entrambi i film italiani vincitori: «è stato bellissimo vedere Paolo e Matteo abbracciarsi sul palco, una doppietta italiana non si vedeva dal ’72 (anno della doppia Palma a Elio Petri e Pietro Germi, ndr)». E il “nuovo Gian Maria Volonté”, come ormai viene chiamato l’attore partenopeo, replica così alla domanda sul mancato premio come attore: «è più importante che abbiano vinto i registi: è la dimostrazione che nel cinema italiano ci sono ancora energia e dinamismo. Sono due film importanti perché raccontano la realtà, piacciono alla critica e al pubblico e hanno già sollevato interesse nel mercato estero. E la condivisione del premio è un segnale ancora più positivo».

Ma.To.

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