Il divo di Paolo Sorrentino, in concorso al Festival di Cannes e dal 28 maggio nelle sale in 300 copie distribuito da Lucky Red, è una folgorazione sin dai titoli di testa. Un pugno nello stomaco, in cui a colpi di rock vengono mostrati con ritmo febbrile e ferocia iperrealista gli omicidi e i misteri irrisolti d’;Italia come in un film di Tarantino. Ci sono Calvi che penzola dal ponte di Londra, le pallottole contro il giornalista Mino Pecorelli, l’;auto di Falcone che salta per aria, e poi Sindona, Ambrosoli, Lima… Dietro tutto ciò, il grande burattinaio, detto anche il Divo, il Gobbo, la Volpe, il Papa Nero, l’;Eternità, Belzebù, ovvero Giulio Andreotti, interpretato da un magistrale (e irriconoscibile, vedi foto) Toni Servillo. Sorrentino, che con questo film si impone definitivamente come il più visionario dei registi italiani – per le allegorie e le soluzioni stilistiche di cui il film si nutre – realizza un affresco complesso e veritiero della politica italiana basata sulla sottile arte del compromesso politico. Il film racconta la Prima Repubblica e i suoi misteri focalizzandosi su un breve periodo della vita di Andreotti, dal settimo brevissimo governo ai processi per le accuse di associazione mafiosa. Lo fa raccontando i maneggi di Palazzo, la liturgia di un potere malato per sua stessa costituzione, le ridde della Camera, ma soprattutto attraverso il mistero dell’;uomo e politico Giulio Andreotti. Un ritratto umano che diventa necessariamente panoramica di un intero periodo della nostra Storia. Il più nero, il più oscuro, il più indecifrabile. Un Principe di Machiavelli contemporaneo che lascia sconcertati per cosa sia possibile orchestrare dentro i palazzi del potere, in cui si condanna quel modo di fare politica ma allo stesso tempo si rimpiangono i tempi in cui a farla erano i grandi statisti. A contornare il sulfureo e grottesco Servillo sono memorabili gli attori della “corrente andreottiana”, presentati nelle prime battute del film tramite un omaggio ironico allo spaghetti western di Sergio Leone. Su tutti Carlo Buccirosso nei panni di Cirino Pomicino.

Ma. To.

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