Che importa se ha scelto l’abito (uno Chanel Haute Couture estate 2007) con cui ha calcato la Croisette tra 50 modelli (così si vocifera a Cannes) che le sono stati proposti con timore e tremore e se anche qui non rinuncia a coltivare il suo ego e i suoi muscoli? Tutto si può dire di Madonna tranne che sia ripetitiva. Così, la popstar mondiale non ha servito in pasto alla stampa solo i “soliti” capricci e la solita gym-mania, ma anche un nuovo, inedito volto di sé: quello di produttrice, dopo aver svelato all’ultimo Festival di Berlino quello di regista con il suo Filth and Wisdom, che poi la diva ha coraggiosamente (e forse saggiamente) deciso di mettere subito on-line senza passare dalle sale. Si intitola I Am Because We Are il documentario diretto da Nathan Rissman che la cantattrice ha prodotto e presentato ieri alla kermesse cannense. Un viaggio nel Paese africano del Malawi in cui, non senza strascichi di polemiche (rinverdite ieri dai giornalisti in conferenza stampa), Madonna un paio d’anni fa adottò il piccolo David, orfano di madre (morta a causa dell’Aids, proprio il tema di cui il documentario si occupa) ma non di padre, che ha suscitato la bagarre mediatica sulla legalità dell’adozione da parte della diva. Un filmato, I Am Because We Are, volto a sensibilizzare l’opinione pubblica al problema delle migliaia di bambini del Malawi rimasti orfani a causa dell’Aids e a quello generale della povertà del Paese. «Ero partita per il Malawi per cambiare le cose», ha raccontato la diva che in un’;intervista a Vanity Fair aveva ammesso di non conoscere nemmeno il paesino africano, «e invece è stato il viaggio a cambiare me. L’hanno fatto in particolare i bambini con le loro sofferenze». Nel film compaiono anche l’arcivescovo di Cape Town Desmond Tutu (da una citazione dal quale è tratto il titolo dell’opera) e l’ex presidente Usa Bill Clinton.

Ev.An.

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